Il Vallo di Diano s’indigna, s’impegna poi getta la spugna per la sua Sanità

Il Vallo di Diano s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con non si sa quanta dignità. In principio, 30 anni fa, fu il Treno. Poi nel corso degli anni  sono arrivati altri scippi. Ovviamente la cancellazione del Tribunale resta una ferita tutt’ora sanguinante per modalità e unicità del caso. E poi ci sono i tagli alla Sanità che nel corso del tempo, ha subito diversi copiose perdite. Ma c’è un filo conduttore in queste privazioni al territorio valdianese: la mancata reazione della popolazione. Un pericoloso stato di rassegnazione. La protesta di sabato scorso per “Difendere l’ospedale” ne è l’emblema. Una protesta monca, occorre dire, senza un documento condiviso da parte degli organizzatori, senza una reale spiegazione da cosa e da chi difendere il “Luigi Curto” almeno in quell’occasione. Una chiamata alle armi (metaforicamente parlando) dal mondo virtuale a quello reale. Una chiamata inascoltata dai più. Anche perché se il giorno prima della manifestazione gli amministratori fanno intendere che non ci sono problemi si perde quel po’ di carica che si potrebbe avere. Amministratori che – occorre anche dire – nel corso degli ultimi anni non hanno mai saputo coinvolgere realmente le popolazioni in proteste di piazza. Segno evidente di un distacco tra chi guida il Vallo di Diano e chi lo vive. Tornando alla manifestazione di sabato: sono tante le cose che sono mancate. La gente soprattutto. Poche decine di persone, sparute e senza una guida. Senza un filo da seguire e private di una protesta concreta. Tra i vari commenti uno può dare uno spunto “Poche centinaia di persone nel Vallo di Diano sono tanti per i residenti del territorio”. Un commento che deve far chiedere: perché si protesta e chi deve sapere che a Polla c’è una manifestazione di malcontento La protesta non può e non deve restare limitata ai confini del Vallo di Diano per avere un senso, un peso. Deve far parlare di sé fino a Salerno, se non a Napoli o Roma. E poche decine di persone che si riuniscono, per chi ci guarda dall’alto, da lontano, sono sintomo di poco interesse, di pochi voti, di un territorio che difesa non ha. Un territorio che da 30 anni rispecchia un pericoloso stato di rassegnazione, di disgregazione interna. Una rassegnazione senza età: dagli studenti fino ai pensionati.

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1 Response

  1. Antonio scrive:

    La politica locale dovrebbe guidare la protesta ma ci sono politici oggi nel vallo di diano????? No purtroppo no

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