Caso San Marco. Il sindaco incontra i cittadini: “Struttura non idonea per questo tipo di ospitalità”. Nascerà un comitato

Per affrontare il “caso San Marco” occorre partire da una premessa fondamentale. Non si sta affrontando un episodio di opposizione da parte di un paese, di una amministrazione, una frazione o di una parte di comunità nei confronti dell’accoglienza di migranti come narrano altre vicende di cronaca lungo l’Italia. Ma si tratta di volontà di far chiudere il centro, sì gestito dalla Caritas e da una cooperativa, che però ospita solo persone che devono scontare domiciliari e non hanno possibilità di farlo altrove.  E la maggior parte delle volte si tratta di migranti privi di abitazioni. Tuttavia anche italiani sono stati ospiti della struttura. La struttura si trova all’interno dell’edificio che ospita anche la chiesa e da oltre dieci anni è adibita a questa particolare attività. I casi problematici sono stati diversi nel corso degli anni, con un accentuarsi negli ultimi anche per l’aumento di ospiti nella struttura: da tre a nove.

Tornando, invece, al caso specifico e alle sue conseguenze, occorre tornare a venerdì sera quando un giovane con problemi psichici ha tentato di colpire con una bottiglia rotta il gestore del bar ed ha aggredito il gestore stesso e altri clienti. Una volta bloccato il gambiano, è stato necessario, ovviamente, placare anche gli animi di numerosi residenti di San Marco che hanno subito chiesto la chiusura del centro. Per questo motivo il sindaco Michele di Candia ha convocato la riunione coi cittadini, per capire le loro richieste e presentare le azioni che l’Amministrazione ha avviato. Oltre al primo cittadino erano presenti parte della sua giunta (D’Elia, Morello e Forlano) e il parroco don Vincenzo Gallo. Non è stata, invece, accolta di buon grado da parte dei numerosissimi cittadini e da parte dell’amministrazione stessa di un rappresentante della Caritas. Il sindaco ha annunciato di aver chiesto lumi alla Caritas stessa, alla Diocesi sullo stato dell’edificio e sugli ospiti presenti e ha preannunciato che scriverà in queste ore al prefetto per raccontare l’accaduto e chiedere provvedimenti. “Questo non è un locale che può ospitare persone con pendenze penali. E’ in una zona con bambini e anziani, una zona viva di Teggiano e che non è in grado di ospitare persone che devono scontare pene. Abbiamo chiesto il trasferimento della struttura e in attesa di sapere quali persone saranno ospiti del centro”. Dopo il sindaco ha parlato anche don Vincenzo Gallo. “Ho avuto rassicurazioni che il numero di ospiti diminuirà fino a tre e che ci sarò un filtraggio importante. Ho avuto la parola da chi se ne occupa. Ed entro sei mesi il centro dovrebbe essere chiuso”. Ma i cittadini – hanno parlato in diversi con toni abbastanza pacati (tranne qualche rara e isolata deriva) – hanno chiesto che la struttura non ospiti più persone con pendenze penali e che sia utilizzato per azioni collegate alla comunità teggianese. Verrà quindi formato un comitato cittadino. Il sindaco ha risposto che si farà garante delle richieste della cittadinanza di fronte ai vari organi competenti. “Non c’è nulla di collegabile al razzismo – ha detto Di Candia – in questa azione, siamo per l’integrazione e abbiamo aderito al progetto Sprar con famiglie di migranti e minori. Non è questo però il modo di farlo, ci devono risposte e azioni concrete per fronteggiare quanto avvenuto. Se entro i tempi previsti la struttura non cambierà destinazione d’uso provvederemo con ulteriori azioni amministrative”. Anche elementi dell’opposizione erano presenti e hanno chiesto che l’Amministrazione non si fermi a un incontro senza ulteriori azioni. L’ex assessore Lisa Babino ha, poi, ricordato, la raccolta firme avviata nel gennaio del 2016 per far chiudere il centro.

A breve è in programma un nuovo incontro per fare il punto della situazione

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