Riattivazione ferrovia Sicignano-Lagonegro: il Comitato “da 51,6 milioni di Euro a 400… qualcosa non quadra…”.

Arrivata la risposta dell’On. Rocco Girlanda, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sotto il Ministro Maurizio Lupi, alle due interrogazioni sulla ferrovia in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, da cui si evince l’impegno del Governo all’evolversi della questione e la consegna dello studio di fattibilità entro ottobre, il Comitato per la riattivazione della ferrovia Sicignano-Lagonegro intende rinnovare l’invito ai rappresentanti istituzionali che si stanno impegnando in questo duro percorso ad iniziare un cammino sinergico, evitando polemiche sterili e rivendicazioni politiche, pena il sicuro fallimento dell’obiettivo. Ora che l’attenzione è tornata alta non è ammissibile far svanire questa opportunità per il Vallo di Diano, e il vecchio modo di fare politica non gioverebbe al nostro territorio – dichiarano dal Comitato Pro Ferrovia – portandolo inevitabilmente nell’isolamento totale. È fondamentale il dialogo costruttivo tra le Province di Salerno e Potenza, nonché tra le Regioni Campania e Basilicata e Governo per il reperimento delle risorse economiche guardando anche ai fondi europei della prossima programmazione. Il coinvolgimento di esponenti politici di più partiti, non è sempre coinciso con un riscontro concreto nonostante la loro non lontana appartenenza territoriale. Talvolta non è arrivata nemmeno una risposta, una mail o una telefonata, nonostante la nostra sia una battaglia di riscatto territoriale che viene dal basso. Sulla risposta dell’on. Girlanda è opportuno precisare tre punti: in primis il fatto che la differenza dei costi per la riapertura all’esercizio della linea Sicignano-Lagonegro, tra lo studio FS del 1999 e quello commissionato nel 2007 a privati (costo 180.000 euro) dalla Regione Campania. Secondo le Ferrovie dello Stato nel 1999 occorrevano  100 miliardi di lire per riaprire la tratta fino a Lagonegro, mentre  per la riapertura di un primo tratto funzionale fino a Casalbuono occorrevano circa 60 miliardi di lire. Il totale di 100 miliardi di lire equivalgono a  51,6 milioni di Euro. Questo significa che in 8 anni, dal 1999 al 2007, i costi sarebbero aumentati di otto volte da  51,6 milioni a 400 milioni di Euro? È evidente che uno dei due studi di fattibilità non è veritiero, quello commissionato dalla Regione Campania, visto che pur considerando l’aumento del costo dei materiali, del lavoro e l’inflazione non si arriva, in nessun caso, a cifre di questa portata. Si pensi al risparmio sul costo del lavoro che si può realizzare sui lavori relativi all’armamento ferroviario (rotaie,traverse,pietrisco,ecc…) ed  ai ponti in ferro, se i lavori fossero eseguiti, come è avvenuto per alcune linee ferroviarie,anche più lunghe della Sicignano-Lagonegro, in Bosnia e Kosovo dopo la guerra nel 1988, a spese della NATO, dal Battaglione Armamento e Ponti del Genio Ferrovieri, di stanza a Castelmaggiore (BO), e che dispone di un modernissimo convoglio ferroviario di Pronto Impiego, che rende autonomi i militari anche per il vitto e l’alloggio. In secondo luogo, riguardo agli standard europei di interoperabilità è il caso di ricordare che si chiede la riapertura della linea a binario unico, non elettrificato, e che gli standard europei d’interoperabilità riguardano le linee elettrificate. Sono più che sufficienti un Minuetto Diesel o una vecchia automotrice ALn 668 che possono raggiungere sul tratto Polla – Montesano i 130 km/ora rispetto ai 100 Km/ora che può raggiungere, in autostrada, il più moderno degli autobus, con un Sistema di Controllo Condotta(SCC) uguale  a quello esistente sulle altre linee ferroviarie similari, come la Potenza-Foggia. Per quanto concerne gli standard di sicurezza delle gallerie, infine, basta ricordare che sulla Sicignano -Lagonegro  esiste una sola galleria di lunghezza superiore ai 1000 metri ( Pertusata, metri 1023,48 nel tratto Casaletto-Lagonegro) per la quale occorrono particolari interventi tecnici  a garanzia della sicurezza antincendio dei viaggiatori. È comunque doveroso ringraziare l’On. Tino Iannuzzi (PD) per il rinnovato interessamento nella speranza che attui il pressing sul Governo – come da lui dichiarato – per uno studio di fattibilità veritiero che sia effettivamente improntato al minimo costo. Una nota gratitudine va anche all’On. Deborah Bergamini (PDL), vice presidente Commissione Trasporti, che si è già occupata in passato di Sicignano-Lagonegro con un’interrogazione parlamentare nonostante la sua lontananza geografica, contattata nei primi giorni di giugno, la sua sensibilità al tema ha generato dopo due settimane una nuova interrogazione. Infine, il Comitato sta proseguendo il progetto sui comodati d’uso delle stazioni al fine di togliere dal degrado i luoghi ferroviari. Le pratiche sono state inviate da Napoli a Roma dove dopo la trafila burocratica che speriamo sia breve verranno chiuse con l’assegnazione agli enti richiedenti dei locali ferroviari. Nella giornata di mercoledì 17 il co-presidente del Comitato Della Corte incontrerà Silvio Gizzi, responsabile del patrimonio ferroviario di RFI,  al Ministero. Stazioni che – come spesso erroneamente detto – non sono affatto isolate dai centri abitati e che comunque riuscirebbero ad essere avvicinate al centro storico delle città interessate con dei semplici bus navetta che verrebbero istituiti dai Comuni, come da loro stessi palesato nelle intenzioni, in caso di riattivazione. Proprio le comunità locali, tramite il continuo e fattivo impegno del sindaco di Sassano il dott. Tommaso Pellegrino, sono in prima linea avendo già espresso la volontà territoriale di ripristino della ferrovia al vice Ministro De Luca da cui ci si aspetta un massiccio intervento a livello governativo.

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