Buonabitacolo (SA): documentario “Mi chiamo Massimo e chiedo Giustizia”, le dichiarazioni di La Greca, legale di Giovanni Cunsolo.

A Buonabitacolo, questa sera,  alle ore 21:00 in piazza Aldo Moro sarà proiettato in anteprima «Mi chiamo Massimo e chiedo giustizia», il documentario dedicato al tragico incidente in cui ha perso la vita Massimo Casalnuovo, il meccanico ventiduenne morto a Buonabitacolo cadendo dallo scooter a un posto di blocco dei carabinieri la sera del 20 agosto 2011. In quaranta minuti il documentario prende in esame tutte le fasi dell’accaduto, dal primo comunicato stampa che incolpava Massimo di avere investito il maresciallo dei carabinieri Giovanni Cunsolo, all’insurrezione della comunità di Buonabitacolo, che accusava il maresciallo di aver sferrato un calcio allo scooter del giovane. E poi le istituzioni locali, gli atti di indagine della polizia giudiziaria e le perizie tecniche.  Mai interpellati dall’autore del film-documentario e pronti ad intervenire per vie legali nel caso ci siano delle diffamazioni: è netto l’intervento dell’avvocato Renivaldo La Greca, difensore del maresciallo Cunsolo, assolto perche il fatto non sussiste,  per la tragica morte di Massimo Casalnuovo. «Non conosco il film e non esprimo giudizio riguardo al contenuto – afferma l’avvocato – salvo le valutazioni su possibili diffamazioni che, nel caso, saranno sottoposte all’ autorità giudiziaria. Non ho voluto in nessun modo attivare, per il momento, iniziative legali volte ad impedire la proiezione del film anche per non creare vittimismi di maniera»,  queste le dichiarazioni dell’avvocato La Greca riportate sul quotidiano “La Città”. “ Qualunque sia il contenuto del film – aggiunge il legale – è pur sempre una ricostruzione, più o meno suggestiva e, soprattutto, di parte; nessuno fra i realizzatori e i promotori ha neppure tentato di ascoltare la “voce” della difesa Cunsolo che, si badi, non è stata interpellata». «Cunsolo – conclude La Greca – è stato assolto con amplia formula di merito a seguito di un regolare processo; ammantare ricostruzioni di “colpevolezza” senza neppure conoscere le motivazioni della sentenza, che ancora non sono depositate, è sconcio. Costoro non chiedono Giustizia e neppure Verità ma solo patibolo, ovviamente, per gli altri».

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