Rimborsopoli Campania: 51 consiglieri indagati. Tra le spese contestate: cavatte, tinture e giocattoli

Cravatte, tinture per capelli, vini e giocattoli. Sono queste alcune delle spese non compatibili con l’attività istituzionale contestate negli avvisi notificati nella giornata di oggi dalla Guardia di Finanza, firmati dal pm Giancarlo Novelli e dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, nei quali si ipotizzano a vario titolo i reati di peculato e truffa. Le Fiamme Gialle, infatti,  hanno notificato 55 avvisi di conclusioni delle indagini preliminari a 51 consiglieri regionali della Campania in carica e a tre fornitori che avrebbero procurato false fatture nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità nell’erogazione dei rimborsi. La Procura ha anche chiesto l’archiviazione nei confronti di 13 consiglieri. I fatti contestati si riferiscono a un arco di tempo che va dal 2010 al 2012. Sono nove i consiglieri regionali salernitani, attuali o ex, indagati per rimborsopoli. Tra gli indagati figurano anche il sottosegretario Pd Umberto Del Basso De Caro e i senatori Domenico De Siano, coordinatore regionale di Forza Italia, ed Eva Longo, componente del gruppo di FI a Palazzo Madama. Tra le richieste di archiviazione proposte dal pm c’è quella di Fulvio Martuciello, già capogruppo del Pdl e ora assessore regionale alle Attività produttive. Le contestazioni riguardano quasi integralmente la gestione dei rimborsi erogati dai singoli gruppi ai consiglieri per le spese legate all’attività istituzionale. I consiglieri indagati appartengono tutti all’attuale consiliatura, ad eccezione di Pietro Diodato, indagato per truffa in relazione all’uso dei cosiddetti fondi per la comunicazione riguardanti la precedente consiliatura.  Nel corso degli interrogatori, sono stati numerosi i consiglieri coinvolti nello scandalo rimborso poli che hanno sostenuto di non essere tenuti a documentare le spese sostenute in quanto non previsto dalla legge regionale. Una tesi, naturalmente, non condivisa dai magistrati. Nuove presunte irregolarità vengono svelate negli avvisi di garanzia. Ad esempio l’acquisto di cravatte da parte di consiglieri del Pd, giustificato dal capogruppo Giuseppe Russo come gadget, il quale sembra abbia provveduto a sostenere le spese per la campagna elettorale di un candidato a sindaco del Comune di Agerola in provincia di Napoli.

 

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