Petrolio Basilicata: i lucani non vogliono diventare preda del governo

Qualcosa si è rotto tra Renzi e la Basilicata dopo le dichiarazione del presidente del consiglio sull’impossibilità di creare 40mila nuovi posti di lavoro per paura delle “reazioni di tre quattro comitatini che bloccano il raddoppio della percentuale di estrazione di petrolio e gas in Basilicata e Sicilia”. E la mancata visita del presidente del consiglio Renzi in Basilicata durante il suo tour meridionale lo conferma. Dopo i twitter del presidente Pittella che non aveva preso bene l’ipotesi del raddoppio della produzione di petrolio sulla questione interviene anche il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, che stigmatizza fortemente l’atteggiamento del premier. “La nostra regione per quello che ha dato e continua a dare al paese merita attenzione e soprattutto rispetto”, commenta Falotico, “in particolare mentre è aperto un importante negoziato sul petrolio con il ministero dello Sviluppo economico che pure ha prodotto qualche avanzamento, come lo sblocco delle risorse del bonus idrocarburi. Non ci interessano le stucchevoli visite istituzionali, ma pretendiamo che sulle questioni aperte in materia energetica ci sia la più ampia partecipazione e condivisione. Per il segretario della Cisl “è fuorviante l’idea che in Basilicata non si può estrarre il petrolio per l’opposizione dei cosiddetti comitatini per il semplice fatto che la nostra regione è già il primo fornitore energetico del paese e non intende certo sottrarsi alle proprie responsabilità. Renzi dovrebbe sapere che in Basilicata operano dalla fine degli anni ’90 diverse multinazionali petrolifere”. Consapevolezza del ruolo fondamentale della Basilicata nel piano energetico nazionale nel rispetto però della dignità di un popolo che non avrebbe nessuna intenzione di diventare preda degli interessi nazionali.

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