Il sindacato denuncia l’Ergon: “Cassa integrazione illegale, restituisca i soldi all’Inps”

Esposto denuncia contro la gestione della Cassa integrazione dell’Ergon da parte del sindacato Azzurro. La vicenda dell’azienda che si occupa della gestione del ciclo dei rifiuti torna così alla ribalta. Ed è dura la denuncia presentata dal sindacato guidato da Vincenzo Guidotti. “Di fronte alla ipotesi di una nuova cassa integrazione siamo costretti a intervenire”, scrive il rappresentante del sindacato, “intimiamo di annullare tale procedura in quanto già oggetto di nostra denuncia depositata presso la procura di Lagonegro”. Il sindacato denuncia, “Tale richiesta costituisce un danno all’Inps e all’Erario in quanto dai documenti che abbiamo fornito al Tribunale (delibera  Consortile n. 7 del 18/03/2014 – ndr) si evince che i costi di maggiori oneri per il personale dipendente del consorzio (33 persone) successivamente ceduti alla  Ergon venivano posti a carico dei Comuni facenti parte prima del consorzio e successivamente della Ergon e che questa azienda – denuncia il sindacato – ha continuato e continua ad applicare agli stessi come si evince dal fatturato emesso.  Tali  costi  fatturati ai comuni, dalla stessa società Ergon sono stati incassati nonostante la messa in cassa integrazione straordinaria”. Insomma secondo il sindacato nonostante esista la Cassa integrazione per i dipendenti, l’azienda ha continuato a percepire dai Comuni i contributi per quei dipendenti interessati alla Cassa integrazione. Nella denuncia il sindacato ripercorre i vari passaggi che hanno interessato il Consorzio, l’Ergon e il Ciclo dei rifiuti. “Tante sono le irregolarità nei confronti dei dipendenti, alcuni anche privati degli scatti di anzianità. Invitiamo l’Ergon a restituire all’Inps quanto incassato in modo arbitrario. Inoltre – conclude Guidotti – l’Ergon tra le altre cose ha agito senza aver ottenuto il decreto Ormel e senza osservare nessun criterio legittimo, con scelte personale unilaterale dei dipendenti mandati in cassa integrazione”.

LEGGI LA DENUNCIA DEL SINDACATO

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