Processo Paciello: in aula il video dell’incidente. Il perito dell’accusa: “L’auto andava a 149 chilometri orari”

E’ una mattinata infinita quella vissuta al Tribunale di Lagonegro. La lunga attesa per l’inizio del processo nel confronti di Gianni Paciello, cominciato alle 11.30 anziché alle 9, ovvero solo dopo che il giudice ha deciso per la convalida dell’arresto di Enrico Salluzzi, accusato di omicidio colposo per un altro incidente a  Sassano nel quale  è morta una giovane rumena. Storie che si intrecciano pur restando ben distinte l’una dall’altra. Il Tribunale lucano si concentra poi solo sul processo a Gianni Paciello. La strage di Sassano entra in aula di Tribunale per la fase dibattimentale. Il primo giorno di testimonianze è quella dei teste dell’accusa. Parlano gli inquirenti, i vertici dei carabinieri che hanno eseguito le indagini e un testimone oculare, il primo a giungere sul luogo dell’incidente. Gianni Paciello non c’è, lo difendono gli avvocati Giuliano e Lavitola. Sono presenti, invece, i genitori di Nicola e Giovanni Femminella e di Daniele Paciello. Nell’incidente morì anche il fratellino di Gianni,  Luigi (è presente la loro madre). Con tutti i vari legali che tutelano le parti civile. Davanti al giudice Bloise le testimonianze si susseguono. Si rimarca l’alta velocità, l’assenza di frenata della Bmw dal cambio automatico. Il testimone oculare sottolinea che l’auto è andata dritta all’incrocio, nessun tentativo di svolta. Medesima cosa rimarcata dagli esperti dei carabinieri che hanno eseguito i rilievi. L’auto – secondo quanto raccontano – va dritto, supera la rotonda, prende il cordone, inizia a girare, poi colpisce la vela del Giro d’Italia e va a schiantarsi contro il bar. Racconti che diventano realtà quando tocca al perito della Procura, il dottor Longobardi, ricostruire l’accaduto. L’esperto racconta che l’auto procede a 149 chilometri orari, poi che impiega mezzo secondo per superare il rondò e che non ci sono problemi meccanici sul mezzo e infine mostra il video, quello delle telecamere fisse poste proprio sulla rotonda. La prima telecamera immortala l’auto transitare sulla Sp11 da Trinità verso Sassano, poi ecco le telecamere dell’incrocio. L’auto spunta sullo sfondo. Una macchia nera. Il video viene rallentato. Fotogramma dopo fotogramma. Nel televisore dell’aula del Tribunale si vede l’auto non fermarsi all’ingresso del rondò, prendere la rotonda, decollare sul cordone di cemento, sfiorare la vela e schiantarsi sul muro del New Club 2000. Dietro una scia di polvere e cemento, davanti la morte dei quattro ragazzi. Terminano le immagini, nell’aula cala il silenzio. Impossibile anche solo ipotizzare quali emozioni e pensieri attraversano gli occhi rossi di parenti e amici delle vittime. E’ il momento cruciale di questa prima giornata di testimonianze. Si proseguirà fino al prossimo autunno, sono infatti circa 60 i teste da ascoltare.

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