“No Antenna a Buonabitacolo”, ecco l’intervento del Presidente del Parco Pellegrino

NEL VIDEO L’INTERVENTO INTEGRALE DEL PRESIDENTE DEL PARCO NAZIONALE CILENTO VALLO DI DIANO ED ALBURNI TOMMASO PELLEGRINO NEL CORSO DEL CONSIGLIO GENERALE DELLA COMUNITA’ MONTANA VALLO DI DIANO DI MARTEDI’ 22 DICEMBRE, CHE AVEVA TRA GLI ARGOMENTI ALL’ORDINE DEL GIORNO LA VICENDA ANTENNA WIND A BUONABITACOLO

COMUNITA' MONTANA ANTENNE 2 COMUNITA' MONTANA ANTENNE

A SEGUIRE INVECE IL DELIBERATO INTEGRALE PROPOSTO DAL PRESIDENTE RAFFAELE ACCETTA ED APPROVATO DAL CONSIGLIO DELLA COMUNITA’ MONTANA VALLO DI DIANO ALL’UNANIMITA’, NEL CORSO DEL PUBBLICO CONSESSO DEL 22 DICEMBRE, SEMPRE IN TEMA “NO ANTENNA” A BUONABITACOLO:

Il Vallo di Diano, con i suoi 718 Kmq di territorio, con i suoi 15 Comuni e con la sua strategica collocazione geografica è senz’altro una delle aree interne più belle e più interessanti dell’intero Appennino Meridionale. Ricca di storia, di cultura, di tradizioni, di dinamiche demografiche e produttive, l’area racchiude al suo interno una molteplicità di beni culturali di interesse artistico, monumentale, architettonico ed ecclesiastico, alcuni dei quali fortemente caratterizzanti dell’identità territoriale, come la Certosa di Padula. Innumerevoli sono poi gli elementi che concorrono alla bellezza del nostro territorio.

Non esistono altre aree interne con un fondovalle così esteso (oltre 120 Kmq), che per secoli ha sostenuto migliaia di famiglie contadine, costituendo, per le sue peculiari attitudini produttive, una delle realtà zootecniche più importanti della Regione Campania. Una valle dunque di grande interesse dal punto di vista agricolo, armonicamente collegata ai rilievi montani che fanno da corona, costituendo, nell’insieme, un unico grande sistema ambientale di rilevante pregio naturalistico e paesaggistico.

Notevole è comunque la valenza del paesaggio. Un paesaggio dalle connotazioni più varie a seconda de luoghi, pur dominando quello naturale e forestale nelle parti più alte del territorio rispetto al paesaggio rurale del fondovalle e delle fasce pedemontane di raccordo.

Nondimeno sono da considerare poi altri elementi di peculiarità ambientale: i pianori di Tardiano e Magorno in territorio di Montesano S/M, i pianori di Mandrano e Mandranello a Padula, le “alte valli” incastonate tra i rilievi montani (Filano in Sassano, Vallicelli a Monte San Giacomo), il gruppo montuoso del Cervati e dei suoi contrafforti, dove vegetano le faggete più estese e rigogliose dell’Appennino Meridionale accanto a grandi estensioni di pascoli estivi che costituiscono la base fondiaria principale per la zootecnia di montagna in grado di esprimere tutt’oggi, come in passato, prodotti lattiero caseari di eccellenza (caciocavallo podolico). Ed ancora: il Monte Motola, rilievo di grande interesse naturalistico e paesaggistico per la presenza, sul versante nord-est nel Comune di Teggiano, dell’abetina naturale, in parte pura ed in parte mista al faggio; la presenza diffusa di suggestive attrattive geomorfologiche legate al carsismo (grotte, doline, inghiottitoi), anche se non tutte note al grande pubblico come le “Grotte di Pertosa”; la betulla (relitto glaciale) sulle falde del Cervati;  la ricchezza della “risorsa acqua”, legata alla presenza diffusa di importanti sorgenti e ai vari corsi d’acqua a portata perenne che costituiscono corridoi ecologici di grande valore, come nel caso del Fiume Bussento nel Comune di Sanza e del Fiume Calore-Tanagro che solca tutta la nostra valle.

E si potrebbe ancora continuare, facendo riferimento alle aree protette: aree all’interno del parco (11 Comuni su 15), zone SIC e ZPS, presenti in tutti i territori comunali (eccetto Buonabitacolo), Riserva Naturale “Foce Sele – Tanagro” e alle miriadi di siti di interesse panoramico, naturalistico, archeologico.

Tutto questo per dire in sostanza che nel nostro Vallo di Diano vi sono due gradi ricchezze: i beni culturali e l’ambiente. Due grandi ricchezze delle quali vi è piena consapevolezza da parte delle comunità locali e pieno riconoscimento a tutti i livelli istituzionali anche per le implicazioni che tali risorse possono avere in termini di sviluppo sostenibile del territorio. Non a caso il PTCP della Provincia di Salerno ha individuato, tra gli indirizzi strategici per le politiche locali del Vallo di Diano, la “tutela dell’integrità fisica del territorio e la valorizzazione delle risorse”, intese come:

  • governo a rischio ambientale, con particolare riferimento alle aree ad alta criticità idraulica;
  • conservazione degli aspetti significativi o caratteristici dei paesaggi e governo delle trasformazioni in una prospettiva di sviluppo sostenibile;
  • tutela e valorizzazione delle aree agricole, anche ai fini della realizzazione di filiere;
  • promozione delle risorse culturali (a partire dalla Certosa di Padula e dai centri storici consolidati) ed ambientali (specie delle aree interne comprese nel Parco Nazionale), del patrimonio termale, delle produzioni tradizionali (agricole, enogastronomiche, artigianali) anche in una prospettiva di integrazione della struttura economico-produttiva in chiave turistica;
  • potenziamento dell’offerta di accoglienza turistica, soprattutto mediante il recupero di manufatti storici e/o rurali esistenti.

Ma accanto alle ricchezze e quindi alle potenzialità di sviluppo del nostro territorio non possiamo non considerare l’altra faccia della medaglia, soprattutto con riferimento alla risorsa AMBIENTE. Alla bellezza del territorio si contrappone, inevitabilmente, la fragilità dell’ambiente e la vulnerabilità delle risorse naturali. Diverse, infatti, sono le “aggressioni esterne” e i fattori di disturbo che, hanno già in parte compromesso il pregio ambientale dei vari contesti territoriali e che vanno necessariamente governati per evitare forme di degrado e di deturpazione ambientale irreversibili. Si tratta, ovviamente, di fenomeni complessi, i cui effetti dannosi sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sull’economia locale, molto spesso, non sono facilmente percepibili nell’immediato. Alcuni di questi fenomeni sono legati a processi naturali e, come tali, difficile da controllare. Diverse sono invece le “emergenze ambientali” direttamente o indirettamente legate all’azione dell’uomo e che chiamano in causa comportamenti, scelte, responsabilità, interventi che non si possono ignorare, consapevoli dell’importanza dell’integrità fisica del territorio e della salubrità dell’ambiente ai fini dello sviluppo socio-economico e della qualità della vita.

Tra le varie emergenze ambientali da non sottovalutare vanno considerate:

  • il consumo di suoli agricoli. Il Vallo di Diano ha registrato negli ultimi decenni uno sviluppo edilizio particolarmente elevato, ma al tempo stesso caotico, concentrato per lo più nella piana ove estese aree hanno oramai perso la loro connotazione originaria, accogliendo, accanto alle aziende agricole, insediamenti industriali, artigianali e commerciali senza un’adeguata valutazione degli effetti ambientali. Si tratta, ovviamente, di un processo inevitabile, in quanto legato allo sviluppo economico del territorio, ma che richiede una riflessione non più eludibile da parte delle amministrazioni locali, chiamate non a porre limiti allo sviluppo, quanto piuttosto a disciplinare l’espansione edilizia sul territorio, salvaguardando i terreni più produttivi e valutando la sostenibilità ambientale della nuova urbanizzazione;
  • l’abbandono delle attività agricole e silvo-pastorali. Il progressivo ridimensionamento del settore agricolo, in atto da tempo nel nostro territorio, come altrove, alimenta il fenomeno dell’abbandono colturale non solo nelle aree più marginali, montane ed altocollinari, ma anche nella stessa piana, con ripercussioni negative non solo per la tenuta del tessuto produttivo ma anche dal punto di vista ambientale. L’abbandono colturale genera fenomeni di degrado ambientale con decadimento e modifica irreversibile degli straordinari paesaggi rurali foggiati nel corso dei secoli, con conseguente perdita della biodiversità e accresciuti rischi di fenomeni avversi: alluvioni, dissesti idrogeologici, incendi sono fenomeni ricorrenti, in parte attribuibili al venir meno negli ambienti più vulnerabili dell’opera di presidio assicurata dall’uomo proprio con le attività agricole e di gestione dei boschi;
  • l’inquinamento delle matrici ambientali:aria, acqua e suolo. Diverse sono le fonti di inquinamento legate alla presenza di stabilimenti industriali nel nostro territorio. Situazioni di criticità in tal senso si sono già ampiamente registrate in passato, come testimoniato dai frequenti “sversamenti” non regolari nel Fiume Calore-Tanagro. A questo va aggiunta anche l’emissione in atmosfera di sostanze maleodoranti, come nel caso dello stabilimento presente nel Comune di Buonabitacolo, che crea non pochi problemi per lo sviluppo e l’abitabilità delle aree circostanti. Va tenuto presente, inoltre, che nel Vallo di Diano vi sono anche ampie superfici vulnerabili ai nitrati, che vanno assolutamente salvaguardate con pratiche agricole sostenibili dal punto di vista ambientale;
  • l’inquinamento elettromagnetico. Il Vallo di Diano è interessato dalla presenza di diversi elettrodotti che costituiscono la principale fonte di inquinamento elettromagnetico. Come se non bastasse tutto questo, stiamo assistendo, da qualche tempo a questa parte ad altre minacce ambientali legate alla diffusa presenza delle cosiddette “antenne telefoniche” rispetto alle quali si sta sviluppando sul territorio un’ampia riflessione per le preoccupazioni che tale fenomeno sta destando nelle comunità locali, che non vedono di buon occhio tali strutture, sia per l’impatto ambientale e sia per i temuti rischi sulla salute. Anche la “questione TERNA” nel Comune di Montesano sta mantenendo alto il dibattito sull’inquinamento elettromagnetico nel nostro territorio e rispetto alla quale, oltre alla forte mobilitazione dei cittadini, si va registrando una grande attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche, dei livelli parlamentari e delle associazioni ambientalistiche.

Siamo dunque di fronte ad un vero e proprio paradosso: da una parte un ricco patrimonio ambientale e culturale in grado di sostenere un riposizionamento competitivo del nostro territorio, dall’altra la presenza di fenomeni di pressione ambientale che rischiano, non solo di vanificare le prospettive di sviluppo, ma di compromettere la serenità delle popolazioni locali che, giustamente, si preoccupano per gli effetti che tali fenomeni possono determinare sulla salute e sulla vivibilità dei luoghi interessati.

Per la verità va anche detto che negli ultimi decenni vi è stata una grande attenzione a tutti i livelli per mettere a riparo e per valorizzare le due nostre grandi ricchezze: beni culturali e ambiente.

Innumerevoli sono stati infatti i progetti promossi e attuati dai Comuni per il recupero e la valorizzazione dei propri centri storici e dei propri beni culturali. Su questo fronte molto si è fatto anche per il recupero dei beni ecclesiastici. Straordinaria è stata poi l’azione di recupero e di promozione della Certosa di Padula portata avanti dalla Soprintendenza e dal Comune di Padula, se solo si pensa che meno di 40 anni fa tale importante monumento era praticamente fruibile solo in minima parte.

Molto si è fatto anche nel campo della TUTELA AMBIENTALE, anche se le azioni portate avanti hanno risentito probabilmente di un deficit di raccordo e di coordinamento territoriale.

Pregevole è senz’altro l’opera portata avanti negli anni dalla Comunità Montana con i cantieri forestali: non grandi opere visibili, ma una miriade di interventi diffusi sul territorio, particolarmente utili per la difesa ambientale e la prevenzione dei fenomeni avversi: dissesto idrogeologico e incendi boschivi. Il Vallo di Diano è tra le aree della Regione meno colpite dagli incendi. La valutazione andrebbe fatto, perciò, non in termini di numero di incendi e superfici percorse dal fuoco, quanto piuttosto in termini di incendi che non si sono sviluppati grazie all’efficienza operativa della struttura preposta alla difesa del territorio.

Altrettanto pregevole è l’opera portata avanti negli anni dal Consorzio di Bonifica per la messa in sicurezza della piana dai fenomeni alluvionali e, al tempo stesso, per lo sviluppo dell’irrigazione, che va letta anche come un intervento di tutela ambientale, nella misura in cui si comprende che le aree attrezzate per l’irrigazione consortile vanno salvaguardate da usi extra agricoli.

Abbiamo difeso il nostro territorio e quindi salvaguardato l’ambiente dai vari tentativi delle perforazioni petrolifere. Lo hanno fatto gli amministratori che diversi anni fa si “incatenarono” nella Certosa di Padula e soprattutto mettendo in campo azioni di contrasto efficaci: delibere, documenti e varie forme di lotta. Lo hanno fatto in maniera encomiabile le associazioni ambientalistiche che, attraverso le loro iniziative, hanno mantenuto alta l’attenzione sul problema, sensibilizzando e coinvolgendo l’opinione pubblica. Lo hanno fatto i singoli cittadini che hanno condiviso la scelta compiuta dagli amministratori locali, ovvero quella di dire NO AL PETROLIO.

Abbiamo difeso il nostro territorio quando, incautamente, vi si volevano insediare IMPIANTI A BIOMASSA di dubbia validità e compatibilità ambientale.

Abbiamo pensato di porre in primo piano la tutela e la valorizzazione ambientale quando nel 2007 abbiamo sottoscritto come territorio l’Accordo di Reciprocità “Città Vallo di Diano: Porta Sud della Campania”.

Stiamo cercando di difendere il territorio e quindi l’ambiente unendoci alla “lotta” che i cittadini di Montesano S/M stanno portando avanti da circa 5 anni nei confronti della Società TERNA che vuole realizzare una stazione elettrica proprio a ridosso dell’abitato di Montesano Scalo.

Stanno cercando di difendere il territorio e quindi l’ambiente i cittadini di Buonabitacolo che da circa 50 giorni presidiano, giorno e notte, il sito dove alcune compagnie telefoniche vorrebbero installare ben tre antenne.

La questione “ANTENNE” è molto complessa e delicata. Quello che si sta facendo a Buonabitacolo è davvero meritorio perché se ne avvantaggia l’intero territorio: dalla protesta da parte dei cittadini di Buonabitacolo si sta sviluppando nell’opinione pubblica del Vallo di Diano una maggiore presa di coscienza in ordine agli impatti e ai pericoli connessi con l’inquinamento elettromagnetico, in special modo di quello legato alla presenza delle antenne telefoniche. Una protesta dunque a servizio del nostro comprensorio perché ci impone ad approfondire la “questione antenne”, così come sta facendo l’amministrazione comunale di Buonabitacolo che, da oltre 2 anni, con l’aiuto del “Comitato No Antenne” e dei cittadini, sta cercando di trovare una via di uscita al problema anche se, ad oggi, nonostante i cinque consigli comunali tenutisi sull’argomento, i vari ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, lo studio specialistico commissionato dal Comitato ad un esperto del settore, la raccolta di oltre 1200 firme, i vari dinieghi dell’Ufficio tecnico, le comunicazioni fatte dal Sindaco al Ministro dello Sviluppo Economico – Guidi – e alla Regione Campania, soprattutto, nonostante il presidio assicurato con grande sacrificio e tenacia da un gruppo di cittadini, incombe ancora il pericolo che la WIND, avendo vinto il ricorso al TAR, possa da un momento all’altro installare la 1^ antenna.

L’importanza della “questione antenne” ha spinto la Presidenza della Comunità Montana a porre all’ordine del giorno del Consiglio l’argomento con l’intento di effettuare una discussione aperta sui vari aspetti del problema finalizzata ad acquisire elementi di conoscenza e di indirizzo da inquadrare in un’ottica di tutela del nostro territorio.

Peraltro la “questione antenna” non è qualcosa che rimane circoscritta ai siti di installazione o ai soli territori comunali in cui ricadono gli stessi. La questione antenna travalica i confini comunali perché coinvolge fattori ambientali, legati agli effetti negativi che si possono determinare sul paesaggio e sullo stato di conservazione dei luoghi, preoccupazioni per la salute, e vincoli per lo sviluppo.Aspetti, questi, che viaggiano insieme, determinando effetti che si ripercuotono sull’intero territorio e su tutte le comunità locali. D’altronde, in uno dei Piani di azione europeo per l’ambiente e la salute, l’Unione Europea, oltre a riconoscere nel buono stato di salute uno dei diritti fondamentali dell’essere umano (in virtù del quale è giustificata ogni forma di preoccupazione), individua nello stesso uno dei pilastri portanti su cui fondare la crescita economica di lungo termine e lo sviluppo sostenibile. Inoltre, sulle malattie si concentrano i maggiori costi sociali ed economici di un territorio e l’influenza che esercita la qualità dell’ambiente in cui viviamo sulla loro natura e sul loro sviluppo è ormai percepita.

E’ doveroso quindi che problemi importanti, come quello di cui ci stiamo occupando, vengano affrontati anche su scala territoriale, ovvero a livello sovracomunale.

Nel merito della questione, nel ribadire la complessità della materia, va subito precisato che taluni aspetti legati all’installazione delle antenne, come l’impatto paesaggistico, i condizionamenti per lo sviluppo delle aree individuate, eventuali deprezzamenti degli immobili circostanti, appaiono più facilmente comprensibili e si possono affrontare con maggiore serenità ed oggettività, anche in situazioni di “scontro” tra interessi contrapposti. Più complicato è invece parlare di rischio per la salute umana perché su tale punto, di norma, le posizioni sono inconciliabili anche per l’incerta dimostrazione scientifica della pericolosità derivante dall’esposizione ai campi elettromagnetici generati dalle antenne: da una parte, chi vuole installare l’antenna si appella alla legge per quanto attiene ai limiti di esposizione e valori di cautela delle emissioni elettromagnetiche, peraltro aiutati in questo anche dai pareri preventivi dell’ARPAC, solitamente favorevoli; dall’altra parte i cittadini che non vogliono convivere forzatamente con l’ingombrante presenza di apparati di telecomunicazione e si ribellano non “per partito preso” o in maniera inconsapevole ma perché temono per la propria salute e per la salute dei propri figli, ritenendo che le antenne risultano nocive per la salute anche per valori di gran lunga inferiori rispetto a quelli previsti dalla legge (6 V/m), confortati in questo da studi e indicazioni di organismi autorevoli come l’Organizzazione Mondiale sulla Salute (OMS). D’altra parte, quando è stato deciso di fissare per legge il limite di 6 V/m non è stata recepita la proposta avanzata dall’ISPEL, Istituto scientifico del Ministero della sanità, di stabilire per le emissioni il limite di 3 V/m.

Una preoccupazione, pertanto, legittima, anche alla luce dell’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, che giustamente induce ad invocare il “principio della precauzione” che vuol dire abbandonare l’opposto principio in base al quale va ammessa l’installazione degli impianti sino a che non ne sia dimostrata la nocività.

Con l’approvazione della legge 2 febbraio 2001, n. 36 “Legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” l’Italia è stato il primo Paese europeo a dotarsi di norme per la tutela della popolazione dalle emissioni elettromagnetiche anche se va detto che la situazione in ambito europeo è alquanto diversificata, con Paesi che hanno fissato valori più alti dell’Italia.

La “questione antenne” è complessa anche in relazione alla normativa di riferimento. Il D.Lgs 1° agosto 2003, n. 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”, prevede la confluenza in un unico procedimento di tutte le tematiche rilevanti per le installazioni, riservando ai Comuni il potere di verificare la compatibilità urbanistica degli impianti ai sensi del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

In pratica per l’installazione delle antenne è richiesta la preventiva autorizzazione del Comune, chiamato ad esprimersi sulla pratica presentata da chi deve installare l’antenna e corredata del parere ARPAC.

E’ notorio comunque che quando il Comune dice NO si apre inevitabilmente un contenzioso tra le parti che, quasi sempre, vede il Comune soccombere anche quando il diniego è ben motivato con argomentazioni oggettive e rispondenti ad esigenze di interesse pubblico, solo perché le antenne sono considerate “opere di pubblica utilità” e solo perché il Comune non può dire niente in ordine all’aspetto relativo al rischio sulla salute dei propri cittadini.

In sostanza è vero che per installare un’antenna ci vuole l’autorizzazione del Comune, ma di fronte a sentenze del TAR o del Consiglio di Stato sfavorevoli per il Comune, la Compagnia, se vuole, installa l’antenna e questo lo sanno bene i cittadini di Buonabitacolo che di antenna non ne vogliono sapere perché il loro territorio è troppo piccolo per ospitare tali impianti.

Un vero e proprio paradosso perché è come se i Comuni avessero le mani legate e alla fine dei contenziosi, anche onerosi, i Comuni sono costretti a cedere.

Una situazione dunque davvero assurda che merita di interventi correttivi. Non possiamo ostacolare i processi di innovazione tecnologica. Tutti abbiamo bisogno di strumenti tecnologici che siano al passo con i tempi. Ma questo non vuol dire che:

  • i Comuni debbano solo limitarsi ad un controllo formale delle pratiche presentate per l’installazione delle antenne senza essere interpellati prima che si presentino le pratiche e senza avere un ruolo quantomeno paritario rispetto ad altri organismi chiamati ad esprimersi su tali impianti;
  • le antenne si devono installare anche laddove oggettivamente lo spazio fisico non è adatto o quando il sito assume particolare rilevanza paesaggistica o interesse ai fini dello sviluppo del territorio;
  • le antenne si devono installare senza che ai cittadini venga dimostrato con certezza che le antenne sono innocue o anche quando in un determinato e circoscritto contesto territoriale vi siano già altre fonti inquinanti: elettrodotti, opifici insalubri, ecc…

L’auspicio, comunque, è che sulla base della discussione che si sta per aprire sull’argomento, si possa arrivare ad una condivisione generale in ordine alle varie tematiche e problematiche connesse con l’installazione, indispensabile per assumere iniziative efficaci a tutela dell’intero territorio del Vallo di Diano e, data la specificità dell’argomento, a tutela della tranquillità delle popolazioni locali,che giustamente si preoccupano per la salute.

In tal modo la problematica in questione si potrà affrontare in maniera più razionale e con maggiore cognizione di causa, e quindi in maniera più ragionevole, decidendo insieme come territorio se e dove installare le antenne, facendosi guidare da criteri obiettivi e condivisi e non solo dai confini comunali che, come ben si sa, in materia ambientale e di tutela della salute non hanno alcun senso.

L’ideale sarebbe di giungere ad un vero e proprio piano di localizzazione a livello comprensoriale. Probabilmente andava fatto prima, ma questo non vuol dire che, alla luce anche di quello che sta avvenendo a Buonabitacolo, non dobbiamo attivarci per salvare il salvabile.

In conclusione, si ritiene di dover sottoporre all’attenzione del dibattito la seguente proposta deliberativa.

Il Consiglio Generale

Premesso che il Vallo di Diano, per la sua conformazione orografica, la bellezza dei luoghi, la peculiarità dei contesti boscati e dei sistemi naturali e rurali,i numerosi elementi floristici e faunistici di interesse conservazionistico, costituisce un’area interna di straordinario pregio naturalistico e paesaggistico, ricca, peraltro, di beni culturali, alcuni dei quali di rilevanza internazionale;

che una parte consistente del territorio (circa il 37%) rientra nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riconosciuto, come noto, Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e che elevata incidenza assumono anche le altre aree protette: zone SIC e ZPS e Riserva Naturale “Foce Sele-Tanagro”;

chei beni culturali e l’ambiente in senso lato costituiscono, nell’insieme, una grande ricchezza per il territorio, ovvero una risorsa strategica per il perseguimento di obiettivi di sviluppo sostenibile;

che l’importanza di tali risorse è ampiamente riconosciuta dalle popolazioni locali;

Evidenziato che le politiche di governo del territorio attivate da alcuni anni a questa parte sono tutte orientate al recupero, alla tutela e alla valorizzazione di queste ricchezze in un’ottica di sviluppo integrato ed ecocompatibile;

Atteso che il territorio, attraverso le espressioni più varie (Amministrazioni comunali, Comunità Montana, associazioni, comitati, movimenti di cittadini), è da anni impegnato in una estenuante azione di tutela ambientale, contrastando energicamente ogni tentativo di “aggressione esterna” ritenuta pregiudizievole ai fini della conservazione delle peculiarità ambientali e paesaggistiche, come nel caso delle perforazioni petrolifere;

che, nonostante le tante iniziative finora intraprese a tutela dell’ambiente e nonostante i risultati positivi conseguiti, incombono sul territorio altre minacce ambientali, tra cui la questione “TERNA” a Montesano Scalo e la “questione antenne”;

che, in particolare, la questione antenna è emersa all’attenzione dell’opinione pubblica a seguito della protesta insorta nel Comune di Buonabitacolo e che vede coinvolti l’Amministrazione comunale, il Comitato “NO ANTENNE” e i cittadini, costretti a presidiare, giorno e notte, da circa 2 mesi, il sito dove la WIND, avendo vinto il ricorso al TAR, vorrebbe installare la 1^ delle 3 antenne per le quali sono state presentate le richieste di autorizzazione al Comune;

chel’azione intrapresa nel Comune di Buonabitacolo è da ritenersi meritoria, sia per l’enorme sacrificio affrontato da quei cittadini impegnati nel presidio e sia per il contributo che essa apporta al territorio, chiamato a riflettere in ordine agli effetti derivanti dalla presenza delle antenne telefoniche, sia con riferimento all’impatto paesaggistico che ai rischi per la salute umana;

Ritenuto doveroso affrontare anche su un piano più generale la “questione antenna” in ragione delle sempre più diffuse preoccupazioni e del continuo rinnovarsi della ricerca scientifica in merito ai rischi per la salute dall’inquinamento elettromagnetico, che pone su un terreno estremamente mobile la definizione delle soglie di sicurezza;

Ravvisata, pertanto, l’opportunità di assumere, con riferimento alla questione antenne, concrete iniziative tese a scongiurare la diffusione selvaggia sul territorio di tali impianti e, al tempo stesso, a fornire alla popolazione elementi di informazione e di conoscenza adeguati, nel rispetto dei principi dettati dall’art. 32 (diritto alla salute) e dall’art. 9 (tutela del paesaggio) della Costituzione;

Delibera

Esprimere piena solidarietà ai cittadini e all’Amministrazione comunale di Buonabitacolo per l’azione di protesta che stanno portando avanti, tesa a scongiurare il pericolo della installazione di antenne nel proprio territorio, sicuramente inadatto ad accogliere tali strutture perché esteso appena 15 Kmq e per il fatto che in esso sono già presenti altre preoccupanti fonti di inquinamento.

Fare voti alla Regione Campania affinché, nel rispetto delle competenze di cui al Titolo V della Costituzione, adotti una specifica normativa tesa a fornire ai Comuni un quadro di riferimento certo ai fini del corretto inserimento nel territorio, della tutela della salute pubblica e della salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente, degli impianti di radiotelecomunicazione, escludendo in ogni caso quei territori comunali da considerare “sensibili” in relazione ai campi elettromagnetici o altre fonti di inquinamento già presenti o perché di esigua estensione.

Fare voti al Ministro dello Sviluppo Economico affinché promuova opportune iniziative tese alla revisione della vigente normativa in materia di installazione delle antenne telefoniche, che dovrà risultare più rispettosa della volontà dei livelli istituzionali locali, onde contemperare esigenze di protezione ambientale e di tutela della salute dall’esposizione a campi elettromagnetici e la diffusione sul territorio degli impianti necessari alla fornitura dei servizi di telecomunicazione.

Impegnare i Sindaci dei Comuni del Vallo di Diano a promuovere, con il raccordo e il coordinamento della Comunità Montana, una specifica iniziativa di approfondimento scientifico della problematica connessa con le emissioni elettromagnetiche ai fini della salvaguardia della salute umana e dell’ambiente, avvalendosi di esperti, strutture ed organismi competenti nel settore.

P.S. A questi punto del deliberato, vanno aggiunte le proposte che sono state fatte in Consiglio, nei loro interventi, dal Sindaco di Buonabitacolo  E. Rinaldi e dal Presidente del PNCVD e Alburni, nonchè Sindaco di Sassano T.Pellegrino. In particolare il primo cittadino di Buonabitacolo ha ribadito la necessità di chiedere al ministero dello Sviluppo Economico e alla Regione Campania di sostituire le stazioni radio base con la connettività in fibra ottica e via cavo. Il Presidente del Parco Tommaso Pellegrino ha invece chiesto un incontro pubblico con i rappresentanti della Wind, al quale dovrebbero prendere parte i cittadini e le Istituzioni di Buonabitacolo, i sindaci della Comunità Montana Vallo di Diano ed i rappresentanti del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni.

 

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