Morte di Maria Dorotea Di Sia: le motivazioni della condanna. “Alta velocità e nessuna attenuante generica”

Sono state pubblicate le motivazioni per quanto riguarda la sentenza a carico di Pantaleo D’Addato per la morte di Maria Dorotea Di Sia, la giovane di Santa Marina e molto conosciuta nel Vallo di Diano. Il giudice dell’udienza preliminare, Angela Schiralli, del Tribunale di Trani ripercorre quel tragico giorno e i vari passaggi che hanno portato alla sentenza di condanna a tre anni per il 37enne di Bisceglie accusato di omicidio colposo. Una pena ritenuta troppo bassa dalla famiglia di Maria Dorotea anche se nei vari passaggi delle motivazioni il gup riconosce tutte le richieste presentate dalla famiglia. Il Giudice innanzitutto spiega il perché abbia respinto le eccezioni presentate dall’avvocato della difesa, Giangregorio De Pascalis, in merito all’annullamento dei test ematici effettuati su D’Addato. Test ematici che evidenziarono che il conducente era sotto l’effetto di alcol e droga. Poi si concentra sulla dinamica dell’incidente causato dall’alta velocità dell’auto che pur “non calcolabile è evidente che si tratti di una guida non consona al traffico e al manto stradale reso viscido dalla pioggia”. Alta velocità confermata da due testimoni. E proprio da uno di questi si evidenzia che a pochi metri dallo schianto dell’auto contro un pilastro c’erano anche dei bambini rimasti per fortuna incolumi. Il giudice respinge le attenuanti generiche anche se incensurato e quindi anche e soprattutto per il rito scelto, ovvero l’abbreviato (dopo che il patteggiamento era stato respinto), è sopraggiunta la pena di tre anni con l’aggiunta dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e la revoca della patente. Una condanna che non ha convinto affatto la famiglia Di Sia.

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