Banca del Cilento, aumenta la richiesta degli imprenditori del Vallo di Diano per il servizio Estero Merci

Un adeguato servizio merci per fornire supporto alle numerose aziende del Vallo di Diano che operano con l’estero, ed una offerta per la gestione di patrimoni importanti di imprenditori o di privati, al momento esclusivo appannaggio di qualche promotore finanziario in assenza di una proposta strutturata. Sono due degli assi lungo i quali la Banca del Cilento, di Sassano e Vallo di Diano e della Lucania sta sviluppando i propri servizi nel territorio valdianese.

In particolare il direttore generale Ciro Solimeno punta i riflettori sul servizio Estero Merci e sulla richiesta crescente di questo tipo di servizio alla Banca del Cilento da parte degli imprenditori del Vallo di Diano.

CIRO SOLIMENO SERVIZIO ESTERO MERCI BANCA DEL CILENTO

“Per quanto riguarda l’Estero Merci -afferma Solimeno- il Vallo di Diano è un territorio che è stato sottovalutato dalle Banche. C’è una grande quantità di operatori con l’estero, sia come importatori che come esportatori, ma mancava una offerta di servizi di questo tipo. Noi l’abbiamo messa in piedi, ed abbiamo cominciato a visitare le tante aziende che fanno questo tipo di lavoro, avendone riscontri molto interessanti. Alcune aziende -spiega il direttore generale- stanno addirittura pensando all’apertura di sedi all’estero, e noi anche su questo, grazie al partenariato strategico che abbiamo con ICCREA Banca Impresa, stiamo cominciando a dare risposte interessanti a queste esigenze. Il Vallo di Diano merita rispetto anche da questo punto di vista: oggi attraverso la globalizzazione, anche di natura finanziaria e di relazioni finanziarie, si può fare tranquillamente importazione ed esportazione avendo nel Vallo di Diano la propria sede di lavoro”. Secondo il direttore generale della Banca del Cilento tra i mercati più interessanti, che variano ovviamente a seconda dei prodotti, ci sono il Medio Oriente e l’Africa Occidentale, oltre ovviamente a quelli più convenzionali. Una battuta Solimeno la rivolge anche ai recenti sconvolgimenti portati nei mercati “globali” dalle politiche protezioniste adottate da Inghilterra e Stati Uniti. “Negli anni ’60/’70 -evidenzia il direttore generale- quando si parlava di protezionismo ci si riferiva ai paesi «comunisti» che erano «chiusi» al loro interno, mentre i paesi Occidentali erano quelli del libero scambio. Il mondo si divideva con il protezionismo, che stava a sinistra, e il liberismo economico, che stava a destra. Concetti che oggi sembrano capovolgersi: la più antica democrazia del mondo, l’Inghilterra, si chiude con la Brexit, e lo stesso discorso vale per gli USA di Trump, che alzano muri e fanno una politica opposta rispetto a quella del liberismo totale, abbracciando il protezionismo del mercato interno. Siamo insomma -conclude Solimeno- in un periodo di grande confusione”.

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