Nel Vallo di Diano c’è un Virus che Uccide

C’è un virus che uccide nel Vallo di Diano. Si tratta dello stesso virus che allontana sempre di più le persone di buona volontà dall’attivismo sociale e dalla politica, intesa però non nel senso di occupazione permanente di poltrone e di spartizione di cariche pubbliche che va tanto di moda tra gli amministratori valdianesi.

 

virus vallo di diano

Il virus colpisce invece l’accezione nobile e aristotelica della politica, quella che la intende come spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano per confrontarsi e magari dare il loro contributo all’arte di governare la città. Questo virus è sempre in agguato, e ristagna in tutti i comuni del Vallo di Diano, ma si manifesta in modo particolare e virulento quando si avvicina un appuntamento elettorale. È particolarmente allarmante e significativo il fatto che in questo periodo si avverta in modo particolare a Sala Consilina, dove ancora mancano un anno e otto mesi alle prossime elezioni amministrative.

Eppure diverse volte in queste settimane a chi svolge la professione umile cronista è capitato di verificarne di persona l’impressionante diffusione. Argomentazioni valide, osservazioni costruttive, proposte interessanti: parlando con persone diverse per estrazione culturale, attività e professione, capita di rendersi conto che c’è un patrimonio di idee che sopravvive, che ci sono persone che testardamente sviluppano progetti potenzialmente produttivi. Ma poi, giunti al dunque, quando il cronista prova a mettere il microfono davanti all’autore di un ragionamento interessante e non banale per diffonderlo, il virus spietatamente colpisce: “Non farmi parlare, altrimenti penseranno che mi voglio candidare”. La stessa risposta, identica, è stata ripetuta negli ultimi giorni da un imprenditore, da un agricoltore e da un commercialista, in luoghi e momenti e su argomenti totalmente diversi.

Di questo spietato virus c’è infatti da dire che almeno non guarda in faccia a nessuno, non fa differenze di sesso, condizione sociale o attività lavorativa. A Sala Consilina mancano quasi due anni alle prossime elezioni amministrative, e l’impressione è già quella di un totale ristagno: il virus genera la convinzione che esprimere liberamente una propria idea possa comportare conseguenze e contromisure. Ovviamente è una paranoia generata dal virus, che attacca il convincimento inconscio per il quale l’attività lavorativa di tutti i giorni si intreccia inevitabilmente con i meccanismi del potere. In parole povere tutti siamo più o meno persuasi che quel poco che si ha lo si ottiene solo grazie alla “concessione” di chi comanda, e non perché lo si è guadagnato e meritato ogni giorno sul campo, con il sudore sulla fronte. Pertanto le idee non vanno espresse ma al limite sussurrate.

Il virus della paura ha gioco facile, non solo a Sala Consilina ma in tutti i comuni valdianesi. Uccidendo la dialettica, per paura di comparire sulla lavagna degli “amici” e dei “nemici”, e premiando la mediocrità imperante. E le esternazioni dei pochi soliti noti.

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Una risposta

  1. Roberto De Luca ha detto:

    Complimenti per la lucida analisi.

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