Terremoto dell’Irpinia: 37 anni dopo il ricordo resta indelebile. Brigante: “I progressi dell’ingegneria fondamentali per la prevenzione”

Sono trascorsi 37 anni da quel 23 novembre che sconvolse l’Irpinia e la provincia di Salerno. Sconvolse anche il Vallo di Diano e l’area sud della provincia di Salerno. Erano passate da poco le sette e mezza, erano le 19.34 e il boato sconvolse la terra in Irpinia, tremò per novanta lunghi secondi. Il sisma di magnitudo 6.9 colpì un’area vasta circa 17 mila chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture, a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. In tremila morirono, quasi novemila feriti, 300 mila senza tetto, 150 mila abitazioni distrutte e interi paesi che per giorni rimasero isolati. Dei 119 comuni irpini, furono 99 quelli che riportarono danni alle infrastrutture. Complessivamente nelle regioni coinvolte, Campania, Basilicata e, marginalmente, anche la Puglia, risultarono gravemente danneggiati 688 comuni, corrispondenti all’8,5% del totale dei comuni italiani, con più di metà del patrimonio abitativo andato perduto.

A 37 anni di distanza il ricordo va a quella serata e va soprattutto alla situazione attuale di strutture ed edifici, di eventuali soccorsi e paure che non si allontanano. Senza dimenticare che il post terremoto fu manna soprattutto per la Camorra che mise le mani su tanti lavori di ricostruzione.

Il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Salerno Michele Brigante ha ricordato: “Possiamo rendere diffondere i notevoli progressi scientifici e tecnici dei settori dell’ingegneria, che hanno ricaduta e importanza sia per le scelte progettuali, sia per quelle di carattere gestionale che riguardano le Amministrazioni e la popolazione”.  Per quanto riguarda il Vallo di Diano l’ultimo terremoto avvertito è stato di poche settimane fa e la popolazione ha avvertito il boato e riassaporato il triste sapore della paura.

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