Presunti riti esorcisti e abusi: il Vescovo Spinillo ascoltato dai pm per cinque ore

E’ durato circa cinque ore l’interrogatorio di monsignor Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa, originario di Sant’Arsenio e molto amato ed apprezzato nel Vallo di Diano. Spinillo è stato convocato in procura a Santa Maria Capua Vetere, non come indagato, ma come persona informata sui fatti relativamente agli esorcismi a Casapenna definiti dal gip “torture medioevali”. “I magistrati hanno voluto chiarire, si legge sul quotidiano Il Mattino, nell’articolo a cura della giornalista Mary Liguori,  alcune circostanze relative allo scandalo che ha colpito la Diocesi di Aversa con l’arresto del sacerdote Michele Barone, tutt’ora in carcere con l’accusa di avere spacciato per riti esorcisti abusi e maltrattamenti ai danni di tre ragazze, tra le quali una 14enne”. Il quotidiano fa chiarezza sulla figura del vescovo Spinillo “ che entra nella vicenda per due principali aspetti. Da un lato c’è quanto appurato dalla Procura sulle presunte pressioni esercitate nei confronti della sorella della vittima e finalizzate a farle ritirare la denuncia contro don Barone. Dall’altro lato, c’è quanto ha sostenuto dal prete nel corso dell’interrogatorio di garanzia, quando ha dichiarato che quelli che praticava a Casapesenna erano solo «riti di purificazione» e non esorcismi e che «il vescovo Spinillo ne era al corrente» in quanto «veniva relazionato da me di volta in volta e poi approvava». In merito al primo punto, il vescovo ha chiarito “che quando attraverso le tv e altri fedeli seppe che don Barone si dedicava a tali attività, provvide ad ammonirlo alla presenza di altri quattro sacerdoti”. Sul tentativo di convincere la sorella di una delle vittime a ritirare la denuncia contro don Barone ( conversazione registrata di nascosto dalla ragazza e mandata in onda dalla trasmissione Le Iene), il vescovo Spinillo da un’altra interpretazione della conversazione, riportata puntualmente nell’articolo a firma della giornalista Mary Liguori: La sorella della ragazzina, secondo il prelato, era l’unica della famiglia ad avere una idea negativa dell’attività del sacerdote e a bocciare il suo modo di fare per l’adolescente. Il prelato, a suo dire, avrebbe affermato di «lasciar correre» riferendosi ai dissidi familiari sorti proprio per l’assistenza alla ragazzina” e non quindi relativamente alle “torture” praticate da don Barone. I magistrati hanno ascoltato anche il segretario del vescovo.

Una risposta

  1. rocco ha detto:

    Pensavo che esistesse la possibilità di trasferimento, per incompatibilità ambientale, anche per i parroci.Evidentemente mi sbagliavo.O no?

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