Capaccio Paestum: la DIA confisca beni per 3 mln di euro ad imprenditore vicino al clan “Marandino”.

Nella mattinata odierna, la Sezione Operativa della DIA di Salerno ha eseguito una misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Salerno, su proposta del Direttore della DIA, nei confronti di un imprenditore pregiudicato, Roberto Squecco,  operante nel settore delle onoranze funebri ed elemento contiguo allo storico clan camorristico “MARANDINO”, tuttora attivo a Capaccio-Paestum e in altri Comuni della Piana del Sele. Con lo stesso provvedimento, il Tribunale di Salerno ha anche disposto la confisca, previo sequestro, di beni e partecipazioni societarie intestate alla moglie e a terze persone.

Gli accertamenti patrimoniali scaturiscono dall’analisi delle diverse vicende processuali che hanno interessato il noto imprenditore. A suo carico, infatti, già nel 2003 figura una condanna del Tribunale di Salerno per il reato i bancarotta fraudolenta, condotta delittuosa che lo stesso ha reiterato nel 2008, con analoghe conseguenze adottate dal Tribunale di Napoli. “Particolarmente significativa per delineare il profilo criminale dell’uomo si legge in una nota stampa della Direzione Distrettuale Antimafia,  nel 2014, l’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Salerno e coordinata dalla DDA del capoluogo – compendiata nell’operazione “PARMENIDE” – al termine della quale l’imprenditore è stato tratto in arresto, unitamente a Giovanni Marandino e ad altri correi, perché tutti ritenuti organici a un’associazione di tipo mafioso (il clan “MARANDINO”) dedita alle estorsioni e al prestito di danaro dietro corresponsione di tassi di interesse usurari, mediante condotte poste in essere con l’aggravante del metodo mafioso.

In particolare, al riguardo, il Tribunale di Salerno ha evidenziato significativi elementi di responsabilità a carico dell’imprenditore  sia nella partecipazione alla consorteria di camorra, sia nel tentativo di estorsione perpetrato nei confronti di un imprenditore locale, anch’egli titolare di una ditta di onoranze funebri, settore particolarmente delicato in cui il clan “MARANDINO” aveva deciso di investire, al fine di creare una sorta di monopolio nei territori di Agropoli ) e Capaccio-Paestum . Per la vicenda in argomento, l’imprenditore è stato condannato in primo grado alla pena di  6 ani e 4 mesi di reclusione, poi ridotta in Appello e pendente tuttora in Cassazione.

 

Le condotte penalmente rilevanti in cui è stato coinvolto il pregiudicato  hanno pertanto consentito di instaurare il procedimento di prevenzione antimafia a suo carico , al quale è stato contestato l’illecito arricchimento alimentatosi nel corso degli anni. All’esito della procedura camerale, promossa del Direttore della DIA ai sensi dell’art.17 del Codice Antimafia, il Tribunale di Salerno-Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la confisca, previo sequestro, dei beni riconducibili all’imprenditore, riconoscendone la pericolosità sotto una duplice veste: da un lato, per le ricadute sull’economia sana operante nel tessuto sociale di riferimento, in quanto la sua azione criminosa  era indirizzata a colpire soprattutto imprenditori in difficoltà economiche; dall’altro, per le violente e documentate reazioni poste in essere dal prevenuto in caso di mancato o ritardato pagamento da parte dei debitori sottoposti a prestiti usurari.

 

Nel corso delle operazioni sono stati sottoposti a confisca, previo sequestro: una società di onoranze funebri, un’associazione di pubblica assistenza, tutti i beni strumentali e ogni altro bene destinato all’attività d’impresa, nonché i rapporti di credito societari, 4 autovetture (tra le quali una lussuosa Bentley “Arnage”), 13 ambulanze e 1 carro per il soccorso stradale, tutti automezzi integranti il patrimonio sociale; un immobile costituito da diversi locali commerciali, ubicato a Capaccio-Paestum (Sa), su un’area di circa 1000 mq. comprensiva anche di tre terreni, la cui rendita attuale annua di locazione a esercenti locali è di circa 55.000 euro; un’autovettura Maserati Quattroporte, diversi rapporti bancari riconducibili al proposto e alle due società, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

 

Al termine delle operazioni, tutti i beni sottoposti a confisca sono stati messi nella disponibilità dell’amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale di Salerno.

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