Ipazia, lettera aperta alle Amministratrici del Vallo : “Gli uomini continuano a fare cappotto”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA “LETTERA APERTA” DELL’ASSOCIAZIONE IPAZIA SUL NUOVO CDA DEL CONSORZIO PIANO SOCIALE DI ZONA S 10

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Lettera aperta

10 maggio, elezione presidente dell’assemblea del Consorzio e del CdA dello stesso.

Il sig. Esposito ha dichiarato soddisfatto: abbiamo fatto cappotto.

Bene.

Maggio è il mese Mariano, mese dedicato a Maria, madre di Gesù.

È interessante la casualità di questa scelta: l’organismo che concerta e concretizza le azioni e i progetti di tutte le amministrazioni comunali nelle politiche sociali, le cui deleghe sono per lo più demandate alle donne amministratrici, avvia il suo percorso di fatto proprio nel mese mariano.

È un caso, che però si lega strettamente alla nostra cultura: il ruolo della donna nella dimensione della cura è totale: la donna  per libera scelta o per educazione o impostazione culturale,  costruisce la propria vita (lavoro, svago, impegno politico, ecc.) intorno a persone e situazioni per le quali è necessaria una presenza: figli, persone con disabilità, genitori anziani; per la maggior parte sono donne assistenti sociali, insegnanti, operatrici sociali, educatrici, psicologhe, ma anche badanti e collaboratrici domestiche.

Tutto ciò che ruota intorno alla complessità delle relazioni e allo sviluppo della persona, all’accudimento delle persone con difficoltà, o tutto quanto rientra  in un ambito lavorativo e/o di impegno verso le situazioni di fragilità, nella nostra cultura è per lo più lo spazio nel quale il genere femminile è maggiormente presente; è un universo nel quale le donne si impiegano e si impegnano.

Queste donne le troviamo dappertutto, nelle scuole, nelle associazioni di volontariato, accanto agli anziani o alle persone care che necessitano di assistenza domiciliare, nei centri per persone con disabilità, nei laboratori per minori abusati, nei centri di accoglienza per migranti, negli sportelli di ascolto, nei progetti contro le dipendenze, nei SERD, accanto ai bambini che necessitano di sostegno; le troviamo nelle aule consiliari e nelle giunte e a queste ultime sono spesso delegate le politiche sociali, le pari opportunità o le politiche giovanili.

Oltre ogni giudizio possibile circa i motivi che portano soprattutto la donna ad impegnarsi nell’umanità, partendo da questo stato delle cose, è necessario guardare alle azioni politiche più complesse, che condizionano in modo sostanziale la dimensione della cura e dell’accudimento.

Dunque è necessario guardare anche nel nostro  territorio, la complessità di un sistema che supporta e gestisce grandi competenze e professionalità, si incontra e progetta e gestisce fondi, prima nel piano sociale di zona, ora nel Consorzio Sociale Vallo di Diano Tanagro e Alburni.

Ecco.

Però poi arriva la frase: “abbiamo fatto cappotto”.

Il cappotto del signor Esposito, si riferiva a una questione politica, di partito; a dire che il PD locale ha fatto cappotto.

E ha pienamente ragione.

Perché se da un lato c’è un Consorzio tra 19 comuni, che gestisce di fatto le risorse economiche dedicate alle politiche sociali, le cui deleghe all’interno delle giunte sono per lo più lasciate alle donne e le cui tante figure professionali o di volontariato sono donne, dall’altro lato alle donne si è riconosciuta una figura di rappresentanza, sicuramente prestigiosa, ma nessuna donna tra le tante amministratrici (anche iscritte al PD) è stata ritenuta valevole tanto da poter entrare nel  Consiglio di Amministrazione, che è l’organo che progetta e gestisce i fondi delle politiche sociali.

Neanche una donna merita di entrare, neanche una donna ha potuto essere considerata valido membro del Consiglio di Amministrazione.

Allora ci viene di pensare che il sig. Esposito ha ragione, è proprio vero che hanno fatto cappotto; ma chi ha fatto cappotto?

Secondo noi non è il PD a vincere tutto, non è la politica illuminata, non l’alternativa:

Semplicemente gli uomini hanno fatto cappotto.

Verrebbe istintivo dire: visto che avete fatto cappotto, da oggi tutte le donne impegnate nel sociale e tutte le donne amministratrici, si fermano e vi lasciano “accappottare”, lasciando deleghe, scioperando, lasciando buchi nell’assistenza e nei servizi alla persona.

Ma noi sappiamo bene che fare questo passo, significherebbe far cadere sugli utenti o sui nostri (e vostri) cari una ingiustizia; dunque non lasciamo.

Però chiediamo alle donne impegnate nel sociale di fare subito una riflessione comune su questa situazione e chiediamo alle donne amministratrici di prendere una posizione.

Può essere che, come sempre accade, si dica: “è lo stesso, essere presenti in CdA o meno non significa essere fuori dalle scelte politiche del Consorzio”. Può essere. Ma se è così, perché questa disinvoltura della politica a prevalenza maschile, ancora una volta non tiene conto del valore aggiunto del dialogo tra generi? Perché ancora non passa l’idea che, per esempio nella gestione del Consorzio Sociale, ora manca la voce del genere femminile, la dimensione dialogica, di riflessione e di confronto, oltre all’esperienza e alla cultura di genere?

Questa lettera è rivolta alle donne, in particolare alle donne amministratrici,  perché con essa si richiede un grande spirito di solidarietà che permetta al di là delle singole opinioni politiche di riconoscere una oggettiva iniquità.

Ecco, vorremmo che le donne di questo territorio, al di là dell’appartenenza politica, raccontassero con forza  la consapevolezza di sé e del proprio valore, soprattutto per raccontare alle donne della nostra società, che esse sono viste e sanno essere presenti.

Chiediamo di avviare una discussione, una riflessione comune e magari una presa di posizione, per dire e ribadire con forza, che dove metà delle persone si lasciano mute, si perde metà della lettura del mondo.

E per sottolineare che siamo stanche di essere sempre noi di questo genere benedetto e maledetto, a dover tacere, a stare ai bordi, a indossare un cappotto davvero troppo pesante e vecchio.

 

 

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