Il “giornalismo Barabba” di Barbara D’Urso che ferisce due persone e non fa emergere la verità. Il “caso” nel Vallo di Diano

E’ diventato tristemente virale il video di una signora di Postiglione, ospite di Pomeriggio 5 condotto da Barbara D’Urso, che accusa un prete di aver avuto una relazione con lei per venti anni e che questi le avrebbe sottratto una cospicua quantità di denaro. Un video virale per un termine volgare usato dall’ospite in chiusura di collegamento.

Un video che forse, a una prima visione, potrebbe anche aver fatto sorridere e che invece dovrebbe provocare tristezza. Malinconia. Rabbia. Ma, ben inteso, non nei confronti della donna ospite, ma di chi, avendo capito di aver di fronte una persona con delle problematiche ha deciso di farla comunque “andare” in onda e in più in diretta. Forse timidezza, forse incapacità di approcciarsi al video e alle telecamere o altri tipi di problemi che sono emersi durante il suo intervento e che con un po’ di senso del dovere del giornalista ma meglio dell’essere umano dovevano far propendere verso un tipo diverso di servizio televisivo. Barbara d’Urso e il suo staff avrebbero dovuto tutelare la presunta vittima di questa storia. E’ compito di chi vuole fare giornalismo anche tutelare le vittime e a volte addirittura i presunti colpevoli. Invece nulla è stato fatto. La donna è stata gettata in pasto ai leoni del web, e anche il prete accusato di varie azioni anche criminali, è stato portato alla berlina. E’ vero che l’inviata non rileva il nome e il posto dove ora il parroco celebra. Ma facendo vedere la chiesa e le vie del paese, il prete viene tutelato a Milano, non certo nel Vallo di Diano, dove la chiesa si capisce subito quale sia. Una tutela di facciata. Probabilmente legale ma non formale. E non in paese. In un “giornalismo” senza obiettivi se non lo spettatore. Un giornalismo Barabba, si potrebbe definire.

In questa triste storia, che poi si è tramutata in violento gossip di paese, perdono tutti. Innanzitutto la verità. Poi la donna. Si presume, ascoltandola, abbia delle problematiche. C’è qualcuno che l’aiuta? Il Comune? Un avvocato? E ancora. A perdere è anche il prete. Rigetta le accuse, ma ora è sulla bocca di tutti tra sospetti e voci che si rincorrono.

Altro aspetto che si comprende poco è se la Magistratura sia intervenuta. Durante l’intervista vengono evocati possibili reati: dalla violenza sessuale alla  circonvenzione di incapace. E se non sono veri allora c’è la possibile calunnia (su questa però servirebbe la denuncia di parte).  Ci sono indagini in corso? E infine, ma solo per ora perché gli aspetti da approfondire sono tanti: sono tanti i movimenti e le associazioni che si occupano di tutela della donna. E’ questo un caso sul quale intervenire? Qualcuno ci sta già lavorando?

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