Chiusura dei Punti Nascita di Polla e Sapri, questa volta la misura è colma

Come ben rappresenta il disegno di Carmine Sabbatella, la sensazione è che si sia passato davvero il segno questa volta, con la chiusura dei Punti Nascita di Polla e di Sapri.

E non perché il teatrino della politica locale ripete, come sempre in ritardo, le stesse ormai notorie routine dei tavoli di concertazione e dei documenti di protesta per l’ennesimo servizio soppresso: “Cado dalle Nubi”, come direbbe Checco Zalone. E nemmeno perché tra chi guida la Regione Campania e chi regge il Governo Nazionale e il Ministero della Salute prosegue l’indecente rimpallo di responsabilità che rimbalza sui social network, con le solite spesso volgari prese di posizione dei propri tifosi “leoni di tastiera”. A cui poco importa rimediare ai problemi, l’importante è attribuire colpe e gettare fango su chi la pensa diversamente.  La realtà è sotto gli occhi di tutti: chi ha più polvere spara, e come sempre accade tra Vallo di Diano, Golfo di Policastro e Vallo della Lucania è quest’ultimo il territorio che riesce a farsi tutelare meglio, almeno per quanto riguarda la Sanità. Così era prima, e così sembra essere adesso. Per carità, buon per Vallo della Lucania… ma allo stesso modo, anche se nessuno le ha prese in considerazione, anche le istanze del Vallo di Diano e Golfo di Policastro erano sacrosante. Solo nel Vallo di Diano e nel vicino Tanagro, in 18 comuni, nel 2017 i nati sono stati 452. È vero che, di questi, i nati all’Ospedale Luigi Curto di Polla sono stati solo 345, ma se c’è una migrazione sanitaria è sicuramente verso la Basilicata ed in particolare Lagonegro, non certo verso Vallo della Lucania. Se le potenzialità di questi 18 comuni (Vallo di Diano + Tanagro) si avvicinano alle 500 nascite, bisognerebbe interrogarsi su questa migrazione sanitaria, consultare le mamme e le famiglie, magari migliorare (se necessario) il servizio del Punto Nascita pollese, non certo sopprimerlo. Perché altrimenti a pagare colpe di altri saranno sempre i cittadini. Con questo provvedimento di chiusura, il trasferimento delle nascite in Lucania rischia di diventare praticamente totale, per motivi di comodità e logistici. In fondo territori come il Vallo di Diano, svantaggiati per tanti motivi, prima di tutto infrastrutturali, andrebbero considerati come isole, e d’altra parte è quanto si sta facendo con il progetto delle aree interne. Che vorrebbe evitare lo svuotamento dei comuni valdianesi: ma come si può solo pensarlo, se la “migrazione” inizia fin dalla nascita? Un vero paradosso e anche una colossale presa in giro, e per questo l’indignazione sale nella comunità civile, ed anche nelle scuole, tra i giovani e gli studenti, a cui si rischia di consegnare un territorio sempre più svuotato di tutto, e ai quali si sta sottraendo il futuro.

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