Truffe agli anziani: operazione “Mai Peggio”, sgominata banda di truffatori. Vittime anche nel Vallo di Diano

Truffe agli anziani, anche la Campania tra le regioni coinvolte dall’Operazione “Mai Peggio” portata avanti dai Carabinieri di Terni. Trecento i casi messi a segno in tutta Italia secondo gli investigatori, per un fatturato di 400mila euro. Otto gli arrestati. Tutti napoletani. Nove le regioni coinvolte, oltre alla Campania, ci sono Umbria, Lazio, Basilicata, Marche, Abruzzo, Calabria e Puglia. Con il cosiddetto metodo del “finto maresciallo” e con la scusa di un falso incidente truffavano gli anziani chiedendo loro la cauzione per evitare conseguenze giudiziarie nei confronti di un proprio caro. I malcapitati scelti dalla banda di truffatori avevano tra gli 80 e i 95 anni, colpiti negli affetti e derubati ingiustamente. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Terni, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Terni, hanno eseguito , infatti,  un’ordinanza di Custodia Cautelare nei confronti di 8 persone su 10 complessivamente indagate, tutte residenti a Napoli, ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate in danno di anziani. Gli indagati, consultando siti internet come www.paginebianche.it, www.inelenco.it, ed altri, reperivano nominativi e relativi numeri di telefono di persone a cui i “telefonisti”, spacciandosi per “Marescialli dei Carabinieri” e “Avvocati”, rappresentavano un falso e grave sinistro stradale in cui era rimasto coinvolto un prossimo congiunto della vittima (solitamente, un figlio o un nipote), richiedendo somme di denaro o preziosi da consegnare ad un “esattore” in zona, per evitare gravi conseguenze giudiziarie.Per essere credibili invitavano anche l’anziano vittima di turno a chiamare il “112” e, tenendo la linea telefonica aperta, facevano credere al malcapitato di parlare con i Carabinieri. A quel punto, il telefonista – spacciandosi per Maresciallo dei Carabinieri – confermava all’anziano quanto già anticipato nella prima telefonata, avendo però cura di carpire dalla vittima più dati sensibili possibili. È a questo punto che interveniva il falso avvocato per chiedere il pagamento di una “cauzione”, generalmente di alcune migliaia di euro o preziosi, affinché il parente non patisse conseguenze legali con pene detentive.A quel punto, la telefonata si protraeva proprio al fine di accrescere l’angoscia e la confusione della povera vittima, intimidendola ed inducendola al pagamento in favore di altro malvivente, l’”esattore” che, indicato dall’avvocato come suo assistente, si presentava all’abitazione dell’anziano per incassare il maltolto.Le vittime venivano accuratamente selezionate, prediligendo soggetti più deboli e indifesi, residenti in zone ed abitazioni apparentemente abbienti.

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *