Sala Consilina, nessuna indennità agli agenti dell’ex carcere. Il Tar campano condanna il Ministero

Nessun indennizzo per nove agenti della polizia penitenziaria in servizio fino al 2016 nella casa circondariale di Sala Consilina perché, anche se dovuto, il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sostiene di non aver ricevuto le Pec con le relative istanze. La vicenda finisce davanti al Tar e potrebbe avere degli strascichi anche davanti alla Corte dei Conti a carico di uno o più funzionari del Dap. Gli agenti della polizia penitenziaria che si sono rivolti al Tar hanno prestato servizio fino al 2016, anno in cui è stata chiusa la casa circondariale di Sala Consilina e avevano presentato istanza al Ministero della Giustizia per ottenere i benefici economici previsti in seguito al trasferimento di autorità in altre strutture carcerarie dopo la chiusura di quella dove prestavano servizio. Così gli agenti hanno chiesto ai giudici di intervenire sul silenzio del Dipartimento che gestisce il sistema carcerario in tutta Italia e di riconoscere il diritto al risarcimento del danno causato dall’inattività del Ministero. C’è un aspetto che rende la vicenda paradossale perché ad uno dei ricorrenti il Ministero ha riconosciuto e versato l’indennizzo invece per quanto riguarda la posizione degli altri agenti l’ufficio regionale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nelle memorie inviate ai giudici amministrativi ha comunicato che all’Ufficio Protocollo non sarebbe pervenuta alcuna richiesta. Una circostanza smentita dalla ricevute di consegna e accettazione della posta elettronica certificata. Da una parte quindi la prova dell’avvenuta ricezione dall’altra il Ministero che sostiene che questa non sia mai arrivata. Secondo i giudici della settima sezione del Tar della Campania invece ci sarebbe stato un difetto di comunicazione tra gli uffici del Dap e nella sentenza mettono in evidenza che «in base ai principi di efficienza, buon andamento e cooperazione che regolano l’attività dell’amministrazione il reindirizzamento dell’istanza all’Ufficio (eventualmente diverso da quello che ha ricevuto l’istanza) che in concreto deve occuparsi della pratica è doveroso». Il Tar nella sentenza ha imposto al Dap di pronunciarsi, in caso contrario sarà nominato un commissario ad acta ed ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di 1500 euro per le spese legali sostenute dagli agenti. La sentenza è stata inoltre trasmessa anche alla Corte dei Conti per l’eventuale accertamento di ipotesi di danno erariale.

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