L’8 marzo del Vallo di Diano nel ricordo di Violeta e delle donne vittime di violenza e soprusi

L’8 marzo scioperiamo, lavoriamo, ricordiamo e soprattutto lottiamo perché questa ricorrenza non sia più occasione per rammentare le donne che non ci sono più: un auspicio che in alcuni momenti diventa una chimera visti gli ultimissimi fatti di cronaca. Due donne uccise a distanza di poche ore con estrema brutalità dall’uomo che pensavano le avesse amate per sempre. Proprio come è successo a Violeta a Sala Consilina: morta per le gravi ustioni provocate dall’incendio appiccato dal suo compagno nell’appartamento nel quale vivevano con tre bambini. Si è parlato di indifferenza istituzionale e della gente comune, di quello che si sarebbe potuto fare prima per evitare una tragedia del genere. Si è parlato, tanto, ma purtroppo le violenze sottaciute nel Vallo di Diano continuano. Un ottimo lavoro lo stanno svolgendo le donne del centro antiviolenza e chi si occupa di sociale, ma spesso operatrici e addetti ai lavori sono “lasciati sole”. La raccapricciante storia di Violeta ha aperto una piccola finestra: da qui si cominciano ad affacciare quelle donne, mogli, madri, figlie che hanno sempre considerato quanto accade nelle loro case una cosa normale: uno schiaffo, uno strattone o espressioni verbali discutibili rientrano nella normalità. La violenza ed i soprusi purtroppo non risparmiano nessuno: non hanno risparmiato Isabella Panzella di Pertosa anche lei uccisa e sulla cui morte non è stata fatta chiarezza, non ha risparmiato Giovanna Curcio e Annamaria Mercadante morte nel rogo del Materassificio Bimaltex, costrette a lavorare in condizioni di totale insicurezza e non risparmia tante altre donne che hanno vissuto e vivono nel silenzio, avendo timore di denunciare quanto subiscono.

E poi, invece, ci sono quelle donne che hanno avuto la forza di dire basta o che non hanno mai smesso di rivendicare i propri diritti: che oggi hanno deciso di rivendicare ancora una volta una giusta  qualità delle condizioni di lavoro,  un salario minimo europeo, un welfare universale, congedi retribuiti e obbligatori per una maternità veramente condivisa contro la discriminazione delle donne nel mercato del lavoro e la disparità salariale”. Parlare di violenza, ascoltare chi ne è vittima e soprattutto far cadere ogni forma di pregiudizio culturale, sociale, economico o religioso è il miglior modo per questo grande problema.Chi è violento ha un’arma in mano: il silenzio della sua vittima. Quando cade quest’ultimo comincia a vacillare anche l’individuo più sicuro di sé.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *