Arriva la lettera di licenziamento per i dipendenti dell’Ergon. In 58 a casa in attesa della Regione

“Licenziati”. Dopo anni di vita lavorativa tra rifiuti, bracci di ferro politici, puzza di immondizia, promesse (tutte mancate), topi, lotte di potere e percolato, con una fredda lettera arriva la parola fine. E’ il tragico destino dei lavoratori della (fu) Ergon.

Era nell’aria ovviamente dopo la sentenza di fallimento della ditta partecipata (tra privati e Consorzio di Bacino) del 18 luglio 2018 emanata dal Tribunale di Lagonegro, ma fa male leggere i titoli di coda sulla vita lavorativa di oltre 50 dipendenti. Colpe condivise e guardando indietro nel tempo fino ad arrivare al presente mai da nessuno ammesse. Anzi, un’azienda partecipata, ovvero in parte pubblica che doveva occuparsi del ciclo dei rifiuti, e per un periodo lo ha fatto, è fallita quasi senza che nessuno se ne accorgesse o dicesse qualcosa. Nell’indifferenza. E non contano le passerelle dei politici di ogni colore e blog. I titoli di coda scorrono inesorabili. “Licenziati”. E’ la parola che manca nella lettera firmata dal curatore fallimentare Michele Iuliano ma è il senso di quel “Siamo spiacenti di comunicarle il recesso del rapporto di lavoro con la Ergon con effetto immediato”, e recapitata in queste ore ai dipendenti che erano rimasti nella Ergon e che ora – o meglio in un futuro non meglio definito – dovranno essere riassorbiti negli Ato regionali. Per loro, i lavoratori, scorrono i titoli di coda, per tutti i responsabili del fallimento della Ergon, invece i titoli sono ancora ben visibili sulle loro scrivanie.

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