Fatture false ed autoriciclaggio: sequestrati beni per circa 850 mila euro ad un’azienda a Vallo della Lucania

Nelle prime ore della mattinata odierna, i finanzieri del Comando Provinciale di Salerno hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, disposto dal GIP del Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta di questa Procura di Vallo della Lucania, sui beni e disponibilità finanziarie intestati a sei imprenditori cilentani operanti nel settore edile, fino alla concorrenza di un importo pari ad 836 mila euro, ed un intero complesso aziendale. I beni in questione costituiscono il profitto di svariati reati commessi dagli imprenditori nel corso degli anni: dalla emissione di fatture per operazioni inesistenti e conseguente dichiarazione fiscale fraudolenta, alla bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio.

Le indagini, condotte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Vallo della Lucania, sono scaturite dal fallimento di una società edile avvenuto pochi mesi dopo la nascita dell’azienda sottoposta a sequestro, intestata alla moglie dell’amministratore della Società fallita. Già dai preliminari accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza era emerso che le scritture contabili della Società in fallimento erano state tenute in modo da non poterne consentire la ricostruzione del patrimonio e che i beni dell’impresa erano stati distratti e fatti confluire in quelli dell’azienda sottoposta a sequestro. I titolari di entrambe le aziende, infatti, con la complicità del padre di uno dei due, amministratore di altra società operante nel medesimo settore, e di un suo parente, avevano distratto dal patrimonio societario della Società fallita ingenti somme di denaro e numerosi beni e mezzi strumentali, attribuendoli all’azienda sottoposta a sequestro, per continuare, di fatto, a gestire, attraverso quest’ultima, l’attività d’impresa ed eludere gli effetti della dichiarazione di fallimento.  Gli stessi, inoltre, attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, registrate nella contabilità delle rispettive aziende e fatte confluire in altrettante dichiarazioni fiscali fraudolente, avevano prodotto anche un’ingente evasione fiscale i cui proventi erano stati poi reinvestiti in attività economiche, finanziarie e speculative di vario tipo per ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di tale denaro, come previsto e punito dall’art. 648- ter. 1 . (autoriciclaggio) del codice penale.
Dalle ulteriori indagini svolte, è stato cosi accertato che proprio nell’azienda sequestrata venivano trasferiti non solo i beni provenienti da quella fallita ma anche il profitto dei reati fiscali, di bancarotta fraudolenta e di autoriciclaggio commessi a vario titolo dagli imprenditori edili.

Nella delineata rete di complicità familiare sono emerse altre figure operanti nel settore edile che hanno offerto il proprio contributo per evadere il Fisco ed aggirare la normativa fallimentare.

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