#storiedallacapitale: con Maria Grazia Petrizzo alla scoperta dello Stadio Domiziano sotto Piazza Navona

Piazza Navona, splendido esempio del Barocco italiano, rappresenta uno straordinario anello di congiunzione urbanistica tra l’epoca romana e quella odierna.

La sua forma allungata è stata condizionata dalla presenza dello Stadio Domiziano; sui suoi resti sono stati costruiti, progressivamente, i palazzi, che ripropongono l’andamento dell’edificio sottostante con l’arena centrale e che hanno inglobato parti preziose dello stesso.

Dalla piazza è possibile accedere all’ambiente sotterraneo, a circa 5 metri al di sotto del piano stradale. L’area archeologica, patrimonio UNESCO, venuta alla luce nel 1936 è quanto resta del primo ed unico esempio di stadio in muratura, fino ad oggi riconosciuto a Roma (quelli precedenti erano in legno). Si tratta di una rara testimonianza, insieme a quella di Pozzuoli, finora nota al di fuori della Grecia. Dell’antico edificio si possono vedere le arcate poggianti su pilastri in blocchi di travertino, con semicolonne ioniche e muri in laterizio. L’antica struttura si deve all’imperatore Domiziano, che nell’86 D. C. volle costruire uno stadio lungo 275 m e largo 106, per una capienza di 30 mila spettatori. L’intento era quello di celebrare l’Agone Capitolino, con gare di atletica leggera e pesante, praticate ogni 4 anni su imitazione dei giochi olimpici greci. Attivo fino al IV sec D. C. lo stadio, con il passare degli anni, ha lasciato posto alla piazza sovrastante, luogo pulsante della vita cittadina, nel Rinascimento sede di mercati, fiere e botteghe, addirittura, usata come una piscina naturale nei mesi più caldi, per poi essere abbellita dalle fontane laterali, fino alla trasformazione barocca, con la sistemazione di Palazzo Pamphili e la costruzione della fontana centrale di Bernini.

MARIA GRAZIA PETRIZZO

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