La vigliaccheria dell’anonimato che sta cercando di ferire il Vallo di Diano

Ai giornalisti piace la firma in calce all’articolo. Piace perché innanzitutto siamo narcisisti, ma anche perché siamo responsabili e vogliamo esserlo di quello che scriviamo. Nel giusto – dove con presunzione pensiamo spesso di stare – e nell’errore per poi anche eventualmente chiedere scusa. La nostra categoria, come tante altre, ovviamente, firma perché deve e vuole metterci la faccia. Ma ultimamente si registra un’usanza mai desueta: la denuncia anonima per far male a qualcuno. E succede un po’ ovunque. L’ultimo caso riguarda Buonabitacolo. Al di là del problema sollevato (parcheggio selvaggio nella piazza principale), fa riflettere che chi abbia inviato la mail ai giornalisti abbia usato un nome fittizio. Perché? Già in passato da Buonabitacolo sono arrivate, nelle varie redazioni, mail da fantomatici comitati privi di responsabili in carne e ossa e alla domanda di generalità (sempre tramite mail) di qualcuno di loro non è arrivata risposta. Lavorare su denunce anonime in redazione è importante, certo. Si cerca di approfondire se vero o meno e in alcuni casi rappresentano il punto di inizio per inchieste giudiziarie prime e giornalistiche poi. E altro caso ancora è quando la fonte o il denunciante chiede l’anonimato. Il giornalista è tenuto a farlo e lo fa con estremo piacere. Giornalistico ovviamente. Altro caso è quanto gli attacchi anonimi vogliono infangare – anche a mezzo stampa – qualcun altro. Ma il caso di Buonabitacolo è una virgola rispetto a quanto sta avvenendo nel comprensorio. Ci sono lotte intestine, ad esempio, in antiche corporazioni con accuse anonime infamanti. Succede nella Diocesi Teggiano-Policastro con missive contro il vescovo e non solo lui sulle quali stanno indagando i carabinieri della Compagnia di Sala Consilina. Si cercano i responsabili di ingiuria e diffamazione. Succede nei corpi di forze dell’ordine non militarizzati dove viaggiano esposti anonimi che colpiscono il corpo stesso e rischiano di far venire meno il servizio ai cittadini. Non stiamo quindi parlando di haters (odiatori) con profili social anonimi ma veri e propri personaggi che non mettono la faccia con lo scopo di rovinare ciò che li circonda. Che fuggono dal confronto. E lo fanno per due motivi: interessi personali e odio generale. Come spiegare sennò quanto accaduto a San Pietro al Tanagro con i biglietti e striscioni anonimi contro l’immigrazione? E come spiegare tutto il resto?

Insomma quello dell’anonimato, diviene uno strumento per i vigliacchi che amano sogghignare nell’ombra. Una potenziale arma che può ferire, spingere nell’ombra e nella paura, creare scompiglio chi abita le nostre comunità. Per fortuna senza riuscirci nella maggior parte dei casi.

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