A Montesano sulla Marcellana il furto della vergogna. Ma Miriam vincerà anche questa battaglia

Rubare il futuro a un bambino è uno degli atti peggiori che possa esistere. Rubare il futuro a un bambino affetto da una malattia grave e rarissima è ancor di più, è ignobile. Essere complici o testimoni silenti di questo furto non libera da alcuna colpa. Chi ha rubato, due giorni fa, gli attrezzi da lavoro del padre di Miriam, una bambina di Montesano sulla Marcellana, ha commesso questo atroce gesto: ha rubato il futuro a una bambina che da sei anni combatte. Combatte con la malattia rarissima e senza scrupoli: la Sclerosi tuberosa. Combatte però con l’aiuto instancabile di due angeli custodi: la mamma e il papà. E lo fa con coraggio, superando dolore e conseguenze della malattia. I suoi genitori, ovviamente, per supportare la battaglia della piccola Miriam devono compiere enormi sacrifici. Viaggi, cure, medicine, sacrifici fisici ed economici. Rubare gli attrezzi da lavoro del papà di Miriam – che lavora in società con il fratello – e portarsi via 60mila euro circa di attrezzature da lavoro ha un valore ancor più grave di un già condannabile furto. Rubare quegli attrezzi da lavoro vuol dire rubare il futuro di Miriam, vuol dire togliere una possibilità, una cura, una medicina. Vuol dire far del male a una bambina che deve combattere ogni ora del giorno e della notte. Ma di certo non vuol dire rubare la dignità di una famiglia che non molla. Non molla da anni, con coraggio, con il supporto dei parenti, degli amici, dell’associazione Ascoltami onlus, di coloro che hanno a cuore il futuro quanto più sereno possibile di Miriam. Quel futuro al quale ieri i ladri hanno tolto un pezzo. Senza dignità sono loro e chiunque sa e non parla.

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