#storiedallacapitale: con Maria Grazia Petrizzo alla scoperta dell’eterna bellezza scolpita da Canova in mostra a Roma

Padre del Neoclassicismo ed eccezionale interprete degli ideali estetici professati da Winkelmann, Canova nei suoi 40 anni di soggiorno romano realizza sculture che incarnano il bello ideale senza tempo, tipico del mondo classico.

Nel 1779 giunge a Roma per studiare la statuaria antica. Ha 22 anni ed ha speso i 100 zecchini guadagnati a Venezia per compiere il suo viaggio di formazione. Tutti lo ritengono giovane ed inesperto e gli consigliano di copiare le opere classiche, ma Canova si rifiuta reputandolo lavoro indegno di un artista creatore. Non vuole, neanche, intervenire con restauri sui marmi antichi “intoccabili” per definizione. Il colloquio dell’artista con l’Urbe è stato profondo, tanto da fargli ricevere nel 1802 la nomina di Ispettore delle Belle Arti. La mostra “Canova l’eterna bellezza”, allestita a Palazzo Braschi fino al 15 marzo 2020, avvolta da una calda luce che ricorda l’atmosfera a lume di candela dell’atelier romano dell’artista, propone oltre 170 opere.

 

Tra esse spiccano Amorino alato e la Danzatrice con le mani sui fianchi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo. Ricca di pathos la Maddalena penitente ispirata alla Dafne di Bernini. Arricchisce la mostra la rassegna fotografica di Mimmo Jodice e la riproduzione in scala reale del gruppo scultoreo di Amore e Psiche. L’istallazione di grande impatto scenico è stata realizzata con un blocco di marmo di Carrara del peso di 10 tonnellate, modellato dal lavoro incessante di un robot, che per circa 270 ore ha scolpito i dettagli del capolavoro conservato al Louvre di Parigi.

Maria Grazia Petrizzo

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