La battaglia di Cammardella. Riportare nel Vallo di Diano le spoglie dello zio soldato morto durante la Seconda guerra mondiale

Da oltre 70 anni giacciono nei cimiteri militari in Germania. O in Austria. O in Polonia. Hanno perso la vita durante la Seconda Guerra mondiale mentre combattevano per l’Italia oltre confine. Alla fine del secondo conflitto mondiale sono stati esumati dai luoghi di prima sepoltura e traslati nei cimiteri militari italiani in Germania, Austria e Polonia dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Onorcaduti – Ministero della Difesa), ente preposto alla ricerca e alla sistemazione delle loro spoglie. Per una serie di ostacoli burocratici, di comunicazioni e simili le famiglie di molti di loro non hanno saputo dove sono stati trasferiti, pertanto sono stati considerati per tanto tempo come “dispersi”. O come li definisce Roberto Zamboni, “Dimenticati di Stato” (ha scritto anche un libro con questo titolo). Zamboni ha contattato le amministrazioni per spiegare quanto avvenuto e diversi Comuni hanno avvertito le famiglie e fatto rete per cercare di far ritornare i cari a casa. Così è avvenuto – nel 2018 – anche nel Vallo di Diano con il sindaco di Sanza, Vittorio Esposito, che ha fatto incontrare i parenti dei defunti per iniziare un percorso affinché quelle spoglie potessero tornare in Italia. Ma poco è stato fatto da allora e quindi Raffaele Cammardella, di Polla, parente di Ciro Cammardella deceduto in Russia e trasferito nel cimitero di Amburgo dove attualmente riposa, ha iniziato una battaglia personale affinché i resti possano tornare in Italia.

«Ogni anno – sottolinea l’agronomo ex consigliere comunale – festeggiamo le donne e gli uomini che difendono la nostra Patria. È un momento molto sentito per tutti gli italiani, il 2 giugno è diventato sempre più una data da celebrare. E sono convinto che sia giusto. Tuttavia appare paradossale che per far rientrare i tantissimi italiani che hanno dato la propria vita occorre un tortuoso iter burocratico e soprattutto anche il pagamento di migliaia di euro da parte delle famiglie». Infatti nell’incontro dell’epoca il Comune di Sanza aveva reso noto che permettere il rientro dei resti, in una cassetta di circa 70 centimetri per 30, occorrevano tra i 2.000 e i 2.500 euro. “È questo il prezzo dei nostri cari?”, chiosa Cammardella.

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