Zona rossa. La dignità silenziosa e la professionalità degli operatori sanitari del sud impiegati al nord

Negli ultimi giorni, da quando l’intera Italia è in emergenza corona virus, ci sono migliaia di operatori sanitari e socio sanitari che indistintamente da nord a sud, come già risaputo, trascorrono ore e ore all’interno degli ospedali per assistere pazienti e malati, bisognosi di cure e attenzioni doverose. A raccontare uno dei tanti giorni impiegati in prima linea al pronto soccorso è Ivan Capozzi, originario di Polla che lavora a Rivoli provincia di Torino presso il locale ospedale da operatore socio-sanitario. La sua esperienza riportata dallo stesso e affidata a facebook, ci rende consapevoli di quanto lavoro, dedizione e dignità comporta lavorare in questo momento storico. Ivan ha postato i suoi pensieri e parole accompagnando il post con una sua foto in corsia. Questa immagine è una delle tante che vediamo scorrere sui social e in tv di coloro che operano nella sanità.

 

Sento un ronzio…sto cercando di aprire gli occhi…la mia mente si sta svegliando…che cos’è questo suono fastidioso? Mi giro e guardo il telefono: sono le 4,30…è la prima sveglia…mi riaddormento…dopo 5 minuti eccola di nuovo…mi rigiro…ma sono, per così dire, sveglio…eccola l’ultima sveglia…quella sul comò…quella maledetta che mi obbliga ad alzarmi…eccola…suona…mi alzo con uno scatto silenzioso per non far svegliare nessuno…mi trascino in cucina…metto su il mio primo caffè…mi lavo…mi vesto ed eccomi pronto ad affrontare il turno di mattina (a…no…devo prendere un altro caffè)…un bacino volante a mio figlio (senza svegliarlo)…intanto mia moglie si alza e viene a salutarmi sull’uscio della porta (che dolce che è)…come dovessi andare in guerra…sono le 5,25…scendo in garage…metto in moto la macchina…si parte…parto da Trino un piccolo comune di Vercelli per arrivare a Rivoli…a Torino…ho sonno…sono stanco…ore 6,20 arrivo al parcheggio dell’ospedale…mando il messaggio a mia moglie…”arrivato seguito da un bacio”…scendo…vado nel guardaroba…prendo la divisa pulita…vado nello spogliatoio…mi svesto…indosso la divisa…timbro e viaaaa… su…direzione pronto soccorso…si comincia…uno sguardo veloce ai turni per capire dove sono e via…oggi degenza…degenza?…oramai non è più degenza…è diventata Covid-19. Ok…calma e sangue freddo…indossiamo la nostra pseudo armatura:…camice blu…calzari…guanti…mascherine…occhiali e cuffiette e si va….sentiamo le consegne della notte…la situazione peggiora sempre…forza…su..dai…si corre…..
….sono le 15,20…cavolo abbiamo finito…i colleghi del cambio sono arrivati…ci svestiamo…non siamo riusciti neanche a fermarci per il pranzo…un caffè…ho le articolazioni doloranti…stanchezza generale…guardo il telefono 352 messaggi…la maggior parte dei vari gruppi….siete i nostri eroi…i nostri angeli…NO…SIAMO SEMPRE GLI STESSI…e (qui mi aggancio al grande pensiero espresso già dalla mia collega Simona Pastore
…ci vediamo in turno😉) solo che prima eravamo invisibili…incompresi…bersagli di offese verbali e fisiche…perché state aspettando da troppo tempo il vostro turno e voi pensate: chissà cosa stanno facendo invece di lavorare…SIAMO SEMPRE GLI STESSI. Quelli che ricevono spesso offese ed umiliazioni perché molti si sono già fatti la diagnosi da “Dottor Google”…SIAMO SEMPRE GLI STESSI.
Gli stessi a cui spesso intralciate il lavoro perché voi e solo voi sapete cosa si deve fare in quei casi…SIAMO SEMPRE GLI STESSI.
E ora…ora siamo i vostri eroi?
Noooo…noi continuiamo in silenzio a fare quello che facciamo ogni giorno.
SIAMO SEMPRE GLI STESSI.
Intanto guardo i passi fatti oggi…quasi 18000…non male….ma non scendo di peso…peccato.
Stanco, distrutto e dolorante…mi rimetto in auto…e via…si ritorna dalle persone più importanti della mia vita…sono le 16,30…mi spiaggio sul divano…mio figlio vuole giocare…gli occhi si vogliono chiudere…si stanno chiudendo….non ce la faccio più…CROLLO.

Scene della mia quotidianità.
Ivan Capozzi

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