La testimonianza di un’infermiera dell’ospedale di Polla: “Ho avuto il virus. Grazie al mio medico di base sono guarita”

Un’infermiera dell’ospedale di Polla, Catia,  racconta in una lettera pervenuta alla nostra redazione la sua esperienza con il Coronavirus. L’operatrice sanitaria dopo circa 20 giorni di isolamento domiciliare, a causa di evidente sintomi della malattia, viene sottoposta a tampone, che risulta negativo. Ritorna a lavoro e sottoponendosi ad esami del sangue specifici scopre di aver avuto la malattia, che ormai è andata via grazie alla terapia assegnatale dal suo medico di base che ha monitorato costantemente la situazione e lo stato di salute dell’infermiera. Di seguito la lettera, che spiega nel dettaglio lo stato d’animo della donna,  durante i giorni di isolamento, e la sua esperienza con la quale vuole trasmettere diversi messaggi,  tra cui: l’importanza del lavoro svolto dai medici di base sul territorio, non bisogna sottovalutare i sintomi e soprattutto essere positivi al virus non è una vergogna!

“È cominciato così questo sventurato 2020: guardi il Tg e si parla di uno strano virus a Wuhan … ti chiedi distrattamente cosa stia accadendo … ma in fondo è a Wuhan…un posto della Cina che non sai nemmeno dov’è.

Poi, casualmente, con l’incedere dei giorni senti parlare di Codogno, che in realtà nemmeno sai precisamente dov’è, ma sai benissimo che è maledettamente più vicino di Wuhan…

Continui ad andare a lavoro, come sempre, come ogni giorno, ma anche il tuo ospedale comincia a cambiare  … hanno installato delle tende nel piazzale antistante…senti dire che il virus si sta avvicinando.

Nel tuo reparto i pazienti aspettano come sempre i loro infermieri, le loro attenzioni, i loro sorrisi … ma anche loro si accorgono che qualcosa sta cambiando … i loro angeli usano delle mascherine e portano sempre i guanti e le discussioni ruotano tutte intorno ad un unico argomento: il virus … e loro ricordano quello della spagnola.

Ma tu continui il tuo lavoro … anche se inizi ad avvertire una strana stanchezza (… e tanto sarà lo stress), poi pian piano hai sempre mal di testa (…ma ovviamente è la sinusite), il giorno dopo dolore alle gambe e al bacino (…e ti dici che sei stata troppo tempo in piedi)…poi la sera la febbre, la tosse e un dolore al torace (…te la prendi col cambio di stagione).

Decidi di chiamare la tua dottoressa e…per incanto…comincia per te l’isolamento fiduciario in attesa del tampone.

Ma è isolamento davvero … passano i giorni e il tampone non arriva; l’unica certezza sono le continue telefonate e i messaggi della dottoressa Matteo…ti chiede i parametri, ti assegna la terapia.

Dopo i primi giorni, pian piano cominci a stare meglio … quegli strani sintomi cominciano a scomparire, ma anche il tampone sarà scomparso … perché non arriva…

Ormai ti senti meglio, vuoi sapere cosa fare, se puoi tornare a lavoro … cerchi di contattare tutti, ma l’unico contatto onnipresente rimane sempre e solo la tua dottoressa.

Dopo oltre 20 giorni, in una tiepida mattina di aprile bussano alla tua porta … sono venuti a fare il tampone … in fondo sai che non serve … in paese tutti sanno che sei positiva e la voce gira velocemente.

Il giorno dopo arriva il risultato: tampone negativo. Sei felice, incerta … ma felice. Finalmente puoi tornare alla tua vita … al tuo lavoro …dare una mano in questo momento difficile.

Tuttavia vuoi stare tranquilla, hai due figli piccoli e vuoi essere sicura…allora chiedi di fare il prelievo. E l’azienda immediatamente mi ha dato la disponibilità di fare il test.

Il risultato è quello che ti aspettavi: hai gli anticorpi della malattia. Hai contratto il virus…ma fortunatamente sei guarita.

Ho voluto raccontare questa storia per i seguenti motivi:

  1. Non sottovalutate i sintomi, perché di Covid si muore e ne abbiamo le prove.
  2. Non giudicate chi è “positivo”: la malattia non è una colpa perché nessuno se l’è andata a cercare.
  3. Per fortuna si guarisce, anche e soprattutto se trovi una dottoressa come la mia.
  4. Non voglio dare colpe o puntare il dito, perché è un evento imprevisto che nessuno poteva immaginare e non è semplice da affrontare.

Grazie a chi mi è stato vicino in questo periodo: chi per la spesa, chi per le medicine, chi anche con una semplice telefonata e grazie pure a chi mi ha s(u)opportata.

Grazie, grazie, grazie!”

Catia

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