Il post Covid 19. La riflessione di Michele Magliano: “Dai disastri si può rinascere più forti e rinnovati. Puntare sulla sanità, sul digitale e sull’ambiente”

Michele Magliano giovane di Teggiano, appassionato di viaggi e sempre alla scoperta di nuove culture non smette mai di studiare e trovare il giusto equilibrio, tra mente e corpo. Michele è iscritto alla Facoltà di Psicologia dell’Università Niccolò Cusano ed è portavoce di messaggi positivi che riescono a spronare e a motivare chi li legge a fare del proprio meglio e a dare il massimo in ogni situazione.

Questa volta, Michele Magliano, ha voluto analizzare la situazione che ha lasciato l’emergenza sanitaria da Coronavirus e ciò che ha insegnato al mondo intero.

“Il Covid-19 – ha scritto Michele – ha messo a nudo le carenze nei principali settori della vita di ogni Stato. Ora, più che mai, con il sostegno economico della Commissione Europea ed altri ingenti finanziamenti, il Governo italiano può dare una risposta immediata alla crisi del Coronavirus con il rilancio dell’economia. Sono indispensabili investimenti nel settore sanitario, digitale e ambientale, creare nuovi posti di lavoro ed aumentare le retribuzioni. La crisi economica provocata dalla pandemia deve diventare un’occasione di rinnovamento, altrimenti si corre l’inevitabile rischio di un aumento della disoccupazione e fallimenti d’impresa che metterebbero a repentaglio addirittura i nostri sistemi democratici con rivolte sociali. Durante questa fase di emergenza è stato giustissimo un assistenzialismo statale, soprattutto per le persone meno abbienti, che hanno avuto più problemi di contagio per la loro situazione socio-economica. Dopo, però, non è corretto erogare ancora sussidi di disoccupazione e reddito di cittadinanza, stando a casa, bensì un lavoro. Il lavoro consente di acquisire competenze e di essere socialmente integrati. Aumentando il tasso di occupazione, specie se qualificata, si possono e si devono aumentare le retribuzioni. Gran parte dei sussidi dati alle imprese in crisi – ha continuato –  non dovranno essere concessi a fondo perduto, ma vincolati a progetti per interventi pubblici, da avviare subito dopo la fine dell’emergenza sanitaria. Questi progetti devono essere destinati alla ricerca, ad introdurre innovazioni, a migliorare la produttività e creare nuova occupazione soprattutto per i giovani che sapranno indirizzarsi verso nuove specializzazioni che il mondo del lavoro richiede. Sono tre i settori principali a cui dovrebbe puntare l’Italia per la rinascita. Il primo è il settore “Sanitario”. Il nostro paese ha un’ottima infrastruttura sanitaria, anche se è stata finanziata in modo insufficiente in molte regioni. Ci sono stati dei blocchi alle assunzioni ed è stato ridotto il numero dei posti letto soprattutto per gli ammalati con malattie in fase acuta. Inoltre tutti i grandi ospedali dovranno aver degli spazi dedicati al Coronavirus. E poi occorre più tempestività di fronte all’emergenza . Bisogna arricchire le strutture già esistenti con forme nuove di diagnosi e cura, basate sui progressi scientifici più avanzati in biologia, telemedicina e intelligenza artificiale. Non trascurare anche la possibilità di mettere in campo una serie di equipe operative che intervengano tempestivamente nelle aree dove ci sono focolai. Il secondo è il settore “Digitale” che deve essere potenziato ed utilizzato soprattutto in questi casi per convivere con le misure di distanziamento sociale ed evitando paralisi in molti settori lavorativi. Avremmo benefici in una pluralità di situazioni: dalla spesa online alla consegna a domicilio di farmaci, cibo e altri beni necessari, dall’editoria digitale ai siti di musica, film ed eventi culturali e sportivi, da programmi per il telelavoro fino alla teledidattica scolastica ed universitaria e alla digitalizzazione della pubblica amministrazione. Il terzo – ha proseguito ancora Magliano – non il meno importante, è “l’Ambiente”. Bisogna assolutamente rispettare , tutelare e conservare la natura nei suoi equilibri, solo così si può evitare la diffusione di virus peri-colosi. Mi riferisco ad equilibri naturali devastati, al degrado dell’ambiente, agli inquinamenti atmosferici che causano cambiamenti climatici. L’origine di queste malattie virulenti sconosciute va trovata, secondo me, proprio in queste cause. Bisogna cambiare modo di vivere, ritornare alla terra, riscoprire la passeggiata salutare in campagna ed in montagna. Dai disastri – ha concluso Michele – si può rinascere più forti e rinnovati, solo se si ha la consapevolezza del rispetto delle regole comportamentali e della natura.

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