Sotto i riflettori di Geppino D’Amico torna un tasto dolente del Vallo di Diano: il Tribunale di Sala Consilina

Sotto i riflettori del Giornalista e Storico Geppino D’Amico questa settimana torna un tasto dolente del Vallo di Diano: il Tribunale di Sala Consilina.

Sotto i riflettori del Giornalista e Storico Geppino D’Amico torna un tasto dolente del Vallo di Diano: il Tribunale di Sala Consilina.

SOTTO I RIFLETTORI DI GEPPINO D’AMICO TORNA UN TASTO DOLENTE DEL VALLO DI DIANO: IL TRIBUNALE DI SALA CONSILINA“Quando dalla porta della Magistratura entra la politica, la Giustizia esce dalla finestra” (Piero Calamandrei)

Pubblicato da Italia Due su Sabato 13 giugno 2020

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

La notizia su cui bisogna fare un’attenta riflessione riguarda la soppressione del tribunale di Sala Consilina.

Birritteri! Chi era costui? Più che il cognome di una persona fisica sembra il marchio di un prodotto, magari una birra da reclamizzare. Invece, si tratta di Luigi Birritteri, detto Gigi, che da sette/otto anni è entrato prepotentemente nella storia del Vallo di Diano segnandone negativamente il destino. Nel 2013 il magistrato siciliano era il capo Dipartimento del Ministero della Giustizia che decretò la soppressione del Tribunale di Sala Consilina e l’accorpamento a Lagonegro. Birritteri fu il braccio armato del ministro Paola Severino. Con una ostinazione ed una pervicacia degne di miglior causa i due, con il beneplacito del presidente del Consiglio, Mario Monti, e la benedizione del Presidente della Repubblica Napolitano (ricorderete, il caro Giorgio), decisero la soppressione di 33 uffici giudiziari, 37 Procure della Repubblica e 220 sezioni distaccate. Birritteri e Severino alzarono un muro dinanzi a coloro i quali in tutta Italia si battevano per la difesa dei piccoli tribunali. L’intento sarà stato pure nobile: accelerare i processi e migliorare l’iter della giustizia; la iniziativa, però, si è dimostrata scellerata e i risultati fallimentari.

Traferire un tribunale che a Sala Consilina disponeva di circa 5.500 mq. di spazio in un edificio a Lagonegro di soli 3.800 mq, con locali angusti già insufficienti per un solo ufficio, era e si è dimostrato un errore; un errore ancora più grave tenendo presente che il tribunale accorpante, unico caso in Italia, insiste in un’altra regione ed è più piccolo del tribunale accorpato. Lunedì scorso, dopo la quarantena determinata dal Covid-19, a Lagonegro sono riprese le udienze penali con questo schema: si occupano solo le 2 aule grandi con 2 magistrati dalle 9 alle 13 e altri 2 dalle 15 alle 17. Un decreto emesso dal Presidente del Tribunale prevede che sino al 31 luglio prossimo si potranno trattare solo 5 processi a udienza (quelli con detenuti e a rischio prescrizione) e comunque (forse a causa della necessità di assicurare il distanziamento) a porte chiuse con la sola presenza di avvocati, imputati e parti lese.

Come si tengono le udienze oggi e quali problemi creano? Se vengono utilizzate solo le due aule più grandi e se le udienze si svolgono a porte chiuse è perché, evidentemente, non è possibile assicurare il distanziamento sociale che le attuali disposizioni anticovid impongono. L’impegno dei Magistrati, dei Funzionari e degli Avvocati è e sarà certamente notevole e lodevole (bisogna prenderne atto), ma la gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti. C’è chi parla di crisi del settimo anno: in fondo siamo meridionali e anche un po’ superstiziosi. In realtà, oggi sono venute prepotentemente a galla tutte le criticità già segnalate nel 2013 dagli avvocati del Foro di Sala Consilina e dagli amministratori del Vallo di Diano, criticità che allora furono completamente ignorate: si sapeva che gli spazi erano del tutto insufficienti; che le aule di udienze erano troppo piccole e non corrispondevano agli standard urbanistici e alle normative sulla sicurezza; che anche i bagni per l’utenza erano insufficienti (un bagno a piano ed al primo piano uno solo per uno dei due sessi).

Qual è il futuro che attende Magistrati, avvocati, funzionari e cittadini in attesa di giustizia che dovranno frequentare il palazzo di Giustizia di Lagonegro? Il mitico Antonio Lubrano avrebbe probabilmente commentato: “La risposta è: non lo so”. Quello che ho cercato di esporre è lo stato dell’arte e non si sa cosa accadrà dopo le tradizionali ferie agostane perché, se è vero (come affermano tutti) che nulla sarà più come prima, covid o non covid, con l’attività a pieno regime, le aule che ci sono si confermeranno insufficienti.

Ma i problemi non finiscono qui. In una recente intervista a Italia 2 l’on. Federico Conte ha dato notizia di un’interrogazione al Ministro della Giustizia per chiedere il potenziamento dell’organico del Tribunale di Vallo che presenta notevoli carenze. Inoltre, ha annunciato un’iniziativa per dare vita al Tribunale del Parco riportando in Campania il territorio del Vallo di Diano in modo da potenziare il tribunale di Vallo della Lucania e la Corte d’Appello di Salerno. A Conte si è subito accodato il sindaco di Pollica, Stefano Pisano. La domanda nasce spontanea: cui prodest? Anche se non c’è stata ancora una presa di posizione ufficiale pare che gli avvocati del Vallo di Diano siano contrari. Il rischio è quello di subire un nuovo scippo. Come dire? Ordine più contrordine uguale disordine. E allora, come non dare ragione a Piero Calamandrei, grande giurista e apprezzato uomo politico, il quale affermava: “quando per la porta della Magistratura entra la politica, la Giustizia esce dalla finestra”.

GEPPINO D’AMICO

 

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