Violenza sulle donne: i dati del lockdown e del Centro “Aretusa”. Elisa Ercoli: “Le donne devono essere credute”

Il lockdown è stato un periodo complicato particolarmente complicato per le donne che vivono situazioni di violenza e maltrattamento in famiglia. I momenti di libertà e respiro come andare a lavoro o accompagnare i bambini a scuola sono venuti meno. Così “Differenza Donna” ed il Centro antiviolenza “Aretusa” di Atena Lucana, guidato dalla responsabile Katia Pafundi,  hanno trovato altri modi per mettersi in contatto con le donne in difficoltà: potenziando, ad esempio, la comunicazione tramite messaggistica, utilizzando quindi whatsapp o messanger ed altre forme di comunicazione. Un “escamotage” che ha facilitato le donne a mettersi in contatto con i centri antiviolenza, ma spiega la Presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli, la svolta c’è stata con la riapertura dei centri.

Elisa Ercoli aggiunge che però “il lockdown ha insegnato anche qualcosa, rafforzando l’idea che le donne hanno bisogno di opportunità concrete e risulti e per fare questo principalmente le donne devono essere credute. In Italia ci sono tante norme positive, per contrastare la violenza maschile sulle donne, ha aggiunto la Ercoli, dobbiamo far un grande avanzamento culturale dando credibilità e voce alle donne e ai bambini e bambine in uscita dalla violenza.  “Differenza Donna” ha vinto un grande progetto dal titolo “Dammi la Mano” che nasce per sostenere gli orfani di femminicidio ed i bambini e bambine testimoni di violenza.

Inoltre a “Differenza Donna” il Tribunale di Roma ha assegnato 5 case confiscate alla criminalità organizzata. Saranno messe a servizio della società e delle donne in uscita dalla violenza.

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