Carcere di Sala Consilina, per il Ministro Bonafede il “turismo giudiziario” deve continuare

Per il Ministro della Giustizia del M5S Alfonso Bonafede il Carcere di Sala Consilina deve restare chiuso, e il “turismo giudiziario” da e per il Tribunale di Lagonegro deve continuare: la risposta del Guardasigilli del M5S all’interrogazione di Federico Conte sotto i riflettori di Geppino D’Amico.

Carcere di Sala Consilina, per il Ministro Bonafede il “turismo giudiziario” deve continuare

CARCERE DI SALA CONSILINA, PER IL MINISTRO BONAFEDE IL “TURISMO GIUDIZIARIO” DEVE CONTINUARELa risposta del Guardasigilli del M5S all’interrogazione di Federico Conte sotto i riflettori di Geppino D’Amico.

Pubblicato da Italia Due su Sabato 25 luglio 2020

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

Dalla debolezza della politica al turismo giudiziario

Continua a tenere banco la vicenda relativa alla mancata riapertura della Casa Circondariale di Sala Consilina. Della riunione del consiglio comunale di Sala Consilina evitiamo qualsiasi commento in quanto ne ha già illustrato gli esiti la redazione di Italia 2. Un commento, invece, va fatto in merito alla risposta data dal ministro Bonafede all’interpellanza dell’on. Federico Conte. Prima, però, vediamo chi è Alfonso Bonafede. Originario di Mazara del Vallo, vive da anni in Toscana dove esercita la professione di avvocato civilista. È stato candidato come capolista ed eletto alla Camera nel 2013 per il Movimento 5 Stelle nella circoscrizione Toscana come “più votato” alle parlamentarie on line del Movimento con 227 voti su un totale di 1300 in tutta la regione.

La risposta del ministro all’interrogazione illustrata alla Camera con lucida analisi dall’on.le Federico Conte suscita molte perplessità. Bonafede ha sciorinato una serie di numeri forniti dal DAP senza, peraltro, rendersi conto di esser caduto in evidente contraddizione: il DAP aveva giustificato la chiusura di Sala Consilina sostenendo che una Casa Circondariale per esistere necessita di 51 posti; e ora che il comune di Sala ha predisposto il progetto di adeguamento a costo zero per il ministero Bonafede ha sostenuto che i posti necessari per il mantenimento della struttura sono cento, cioè il doppio. Ma c’è di più: ha ammesso le attuali difficoltà dei Magistrati, dei funzionari, degli avvocati, dei detenuti e dei loro familiari giustificando il tutto con la necessità di risparmiare per cui (e lo diciamo con grande amarezza) dopo il turismo sanitario nel nostro territorio avremo il turismo giudiziario. Ma cosa ben più grave è che il ministro non ha fatto alcun cenno alle decisioni della magistratura amministrativa che ha bocciato la decisione del Ministero chiedendo allo stesso ministro di intervenire. Inoltre, sia il ministro che i suoi collaboratori hanno ignorato il grido d’allarme lanciato dalla dott.ssa Sinisi, Presidente della Corte d’Appello di Potenza, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. E qui va ricordato che proprio la relazione della dott.ssa Sinisi ha rilanciato il problema e, almeno stavolta, non l’imminenza della campagna elettorale.

Personalmente ho notato la difficoltà con la quale ha risposto all’interpellanza e penso di essere in buona compagnia. Di conseguenza, la domanda nasce spontanea: ma in un ministero comanda il Ministro oppure i funzionari che lo stesso ministro ha messo sulla poltrona che occupano? Altra domanda: ma che sta succedendo al Ministero della Giustizia se nel giro di poco tempo si sono dimessi il capo di Gabinetto, il capo del DAP, il capo dell’ispettorato Generale senza dimenticare le grandi polemiche scaturite da alcune da alcune gaffes e errori in occasione dello svuotacarceri, della scarcerazione dei boss durante la pandemia, dalla mancata nomina del magistrato Nino Di Matteo alla guida del DAP, senza dimenticare la vicenda Palamara. Così come non va dimenticato che lo stesso Bonafede è stato destinatario di due mozioni di sfiducia perché ritenuto inadeguato. La vicenda di Sala Consilina dimostra l’attuale cronica debolezza della politica, e quindi del ministro, che si è appiattito su una relazione del DAP laddove, al contrario, si sarebbe dovuto affermare un pieno rapporto di collaborazione con i suoi uffici ma anche con chi lo ha messo a sedere sulla poltrona di Via Arenula. Non a caso il costituzionalista prof. Sabino Cassese parla di “magistratizzazione” del ministero della Giustizia.

Consentiteci di chiudere con un pizzico di amara ironia: nella vicenda della Casa Circondariale di Sala Consilina il ministro non è solo; in sua compagnia c’è l’ex sottosegretario alla Giustizia, il napoletano Gennaro Migliore, pure lui contrario alla riapertura della struttura. Non c’è possibilità di intesa con Migliore e Bonafede a dimostrazione che non sempre “nomina sunt conseguentia rerum”, come dicevano gli antichi romani: non è necessario consultare il dizionario dei sinonimi e contrari per scoprire il contrario dei loro cognomi: abbiamo Peggiore e Malafede.

GEPPINO D’AMICO

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