Regionali, tra “cafoni di Salerno” e inviti alle attività domestiche si alzano i toni e impazzano le polemiche

Si alzano i toni della campagna elettorale per le Regionali in Campania: tra “cafoni di Salerno” e inviti alle attività domestiche nei giorni scorsi non sono mancate le polemiche, come ci racconta Geppino D’Amico

Regionali, tra “cafoni di Salerno” e inviti alle attività domestiche si alzano i toni e impazzano le polemiche

REGIONALI, TRA “CAFONI DI SALERNO” E INVITI ALLE ATTIVITÀ DOMESTICHE SI ALZANO I TONI E IMPAZZANO LE POLEMICHE

Pubblicato da Italia Due su Sabato 1 agosto 2020

TESTO DI GEPPINO D’AMICO:

I Carmina Burana di Caldoro, la sciabola di De Luca e i burattini della Ciarambino

In attesa di conoscere i candidati al Consiglio Regionale ad alimentare il dibattito sono gli aspiranti alla presidenza e i big che li sostengono. Naturalmente, il più attenzionato è il presidente uscente, Vincenzo De Luca che, ricorderete, nel maggio scorso, in piena pandemia, lanciò l’operazione “no boors”: “contagi 0 – cafoni 0”. Di recente il termine “cafone” è stato sdoganato dal candidato del centrodestra Stefano Caldoro, il quale ha deciso di cambiare strategia e spartito, lasciando l’Adagio di Albinoni per intonare il più aggressivo “O Fortuna”, tratto dai Carmina Burana di Carl Orff. E così, parlando ad Avellino, ha pensato di adoperare il lessico che ha reso famoso il suo avversario e ci è andato giù duro, esortando gli irpini (parole testuali) “a non votare ed a cacciare via a pedate il cafone di Salerno, l’uomo che ha occupato il territorio con i suoi generali”, vale a dire Vincenzo De Luca, che “utilizza metodi violenti per ottenere consensi”.

Probabilmente, però, resosi conto che le sue parole erano musica per le orecchie degli Irpini ma non per i Salernitani, giunto nella città del principe Arechi, Caldoro è tornato mite spiegando che “i cittadini salernitani sono gente per bene e di cafone ce ne è solo uno. Ad Avellino stavo parlando di chi veniva da fuori a comandare. È evidente che i cittadini salernitani sono cosa ben diversa. Se dobbiamo buttarla lì (è sempre Caldoro che parla) diciamo che è un cafone di Ruvo”. Per dovere di cronaca ricordiamo che Ruvo del Monte, in Basilicata, è il paese dove De Luca è nato e vissuto prima di trasferirsi a Salerno, ma per par conditio va detto che nemmeno Caldoro è un campano doc: è nato a Campobasso ed è figlio dell’on. Antonio Caldoro, molisano trapiantato a Napoli, socialista ed ex sottosegretario per il Garofano.

Contro Stefano Caldoro il vento della polemica soffia forte anche dalle parti di Nusco dove Ciriaco De Mita, che pure stavolta appoggerà De Luca, accusa il candidato del centrodestra “di mancanza assoluta di pensiero”; Caldoro, però, non si scoraggia e risponde che “la politica di De Luca e De Mita va di pari passo con le nomine all’ASL”.

A Salerno, invece, ci pensano due Fratelli d’Italia, Antonio Iannone e Edmondo Cirielli, a sparare ad alzo zero contro De Luca. Per il senatore Iannone “De Luca è un ladro di progetti” che si attribuisce meriti non suoi, con chiaro riferimento ai depuratori inaugurati nel Cilento una settimana fa dal Governatore ma pianificati da Cirielli e Caldoro.

Da parte sua, l’on. Cirielli (Ufficiale dei Carabinieri impegnato in politica), quando De Luca ha accusato di rilassamento le forze dell’ordine e le polizie municipali ha tuonato: “Attaccare le Forze dell’ordine è una scorrettezza inaudita. Chieda scusa”.

Non è che nelle altre città la situazione si prospetta migliore. A Napoli è la candidata dei 5 Stelle, Valeria Ciarambino, a sparare bordate contro De Luca, che a suo giudizio avrebbe sbagliato tutto, ma non fa sconti a Caldoro, accusato di avere tagliato posti letto nei nostri ospedali, ed allo stesso Ciriaco De Mita, a suo dire, “burattino di De Luca”.

A Benevento, il sindaco Clemente Mastella e la moglie, senatrice Sandra Lonardo, hanno deciso di sfilarsi dal centrodestra e appoggiare De Luca perché “chi ha storia politica non può allearsi con il Carroccio di Salvini”. Alle parole poco clementi di Mastella ha reagito il senatore di Forza Italia, Ciro Falanga, che chiede alla Lonardo “di lasciare il seggio al Senato e dedicarsi (parole di Falanga) a quello che sicuramente sa fare bene: le faccende domestiche”. Come inizio non c’è male: se questo è l’antipasto chissà cosa dovremo aspettarci quando scenderanno in campo le truppe di appoggio, i portatori d’acqua e i suonatori di coperchi!

In chiusura, la domanda sorge spontanea: che farà De Luca? Risponderà o lascerà correre usando un lessico più istituzionale, più british? Un fatto è certo: se deciderà di reagire, al fioretto preferirà la sciabola, come dichiarò tempo fa in consiglio rivolgendosi alla minoranza: “Se volete collaborare bene, se volete le sciabole meglio”. Come dire? Dal lanciafiamme alla sciabola il passo è breve.

GEPPINO D’AMICO

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