Montesano: a palazzo Gerbasio l’allestimento “Caos dei ricordi” con le opere donate da Antonio Mazziotti-di Celso

Dallo scorso 13 al 31 Agosto le sale espositive di palazzo Gerbasio a Montesano sulla Marcellana ospitano,un allestimento temporaneo, un’anteprima della collezione donata da Antonio Mazziotti-di Celso al Museo Civico per il tramite del Comune di Montesano sulla Marcellana. Nel 2017 Antonio Mazziotti-di Celso ha donato l’intera sua collezione consistente, tra le altre cose, in stampe, dipinti, arazzi, ceramiche, porcellane, beni archeologici e beni demo etnografici. La donazione prende corpo come sugello definitivo del ricordo, che  Mazziotti ha nutrito, fin da sempre per il paese natio da parte materna della famiglia Abatemarco. “Le opere che Mazziotti ha raccolto, spiega Giuseppe Aromando, direttore del Museo che ospita la mostra,  spaziano tra generi differenti, pittura, sculture, stampe, porcellane, oggetti etnografici e archeologici, un insieme che è stato creato dall’urgenza di afferrarsi al loro valore testimoniale e identitario più che da una specifica ricerca di orientamento o di gusto; è un collezionismo multiforme nei generi  , nutrito dalla solidità di una cifra estetica personale e rassicurante rispondente ad un gusto “personale” del bello.La Mostra, curata  da Alessandra Aufiero, storica dell’arte, offre un insieme delle opere pittoriche, attribuibili ad una arco di tempo, che va per lo più dal XVII al XIX secolo. É organizzata rispettando e rispecchiando la ripartizione dei principali nuclei tematici in cui la collezione è composta: ritratti, tema sacro e paesaggi. Il percorso espositivo pone in risalto il collezionista, la sua anima, la sua spinta ricercatrice e lo fa accostando alle pitture e agli oggetti, amorevolmente conservati nel tempo, le parole immortali che grandi scrittori hanno usato per raccontare lo “stupore” e la forza dei collezionisti”.

 

L’avvocato Antonio Mazziotti-di Celso è nato ad Arienzo-San Felice (CE) nel 1944. Discendente di antiche famiglie storiche del Cilento e del Vallo di Diano originarie rispettivamente di Celso frazione di Pollica e di Montesano sulla Marcellana. Ambedue i rami familiari hanno espresso altrettanti importantissimi uomini di valore storico e politico quali i deputati Domenico Abatemarco e Francesco Antonio Mazziotti. Le famiglie furono fortemente impegnate nei Moti rivoluzionari e nell’Unità d’Italia. Per tale loro impegno e posizione politica netta subirono le repressioni da parte dei Borbone, le prigionia e le condanne a morte o all’esilio.  L’avvocato Antonio Mazziotti di Celso si è laureato giovanissimo in Giurisprudenza per poi conseguire altre lauree in Filosofia, Sociologia e Teologia. Fin da giovane è stato impegnato nel sociale ed ha svolto la sua attività professionale dapprima in Belgio e poi a Roma e Napoli. Il suo amore per il bello lo si evince dalla passione per l’arte e le antichità, così come emerge dalle collezioni.      La lunga carriera, che lo ha visto dapprima in Belgio e poi in Italia lo ha portato a viaggiare e a vivere in luoghi diversi. Dovunque egli abbia vissuto ha cercato di ricomporre i tasselli della sua vita attraverso la ricerca, il possesso e l’acquisizione di oggetti, che nella loro tangibilità, si facessero portatori di valori spirituali, culturali ed estetici, in grado di costruire la fitta trama di idealità e aspirazioni di cui ha nutrito la propria esistenza.    La mostra racconta la tensione del collezionista come esempio e paradigma di un modo di rapportarsi all’oggetto, al suo possesso, alle ragioni estetiche, umane, culturali di una scelta. Si, perché ogni singolo oggetto è una scelta tra tante, è la scelta in cui si realizza una spinta, una volontà, una ricerca di senso che diviene parte di un racconto narrato dalle cose, dove ogni opera è ricordo e testimonianza dell’esistere. È tra questi ricordi, tra questi testimoni che il visitatore si muove affinché possa anch’egli far riemergere quel “caos dei ricordi” che è la zona di confine tra passione e caos di ogni collezionista (Walter Benjamin, Disfo la mia biblioteca, 1931). La mostra, dunque, è ideata come un percorso che svela, in un gioco di rispecchiamento tra parole ed immagini, questa tensione dialettica tra i poli dell’ordine e del disordine, per citare ancora W. Benjamin.

Attraversare le sale è come camminare nelle stanze di una vita, nel gusto, negli ambienti che furono il teatro di un’esistenza, si respira la confortante serenità di certi interni di una volta, dove alla sobria bellezza si affidava un bisogno di autorappresentazione mai urlato, ma vissuto con la pienezza di una misurata eleganza.

Scartando tutto ciò che è solo involucro, apparenza, superficie, vorrei giungere subito al cuore di questa rosa, al fondo di questo dolce calice (Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore, 1981)

Ogni uomo è uomo-più-cose, è uomo in quanto si riconosce in un numero di cose, riconosce l’umano investito in cose, il se stesso che ha preso forma di cose (Da Italo Calvino, La redenzione degli oggetti, 1981)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

#