Il mestiere più antico del mondo? Non è quello che state pensando… e noi Italiani ne siamo Maestri

Il “mestiere più antico del mondo” non è quello che molti pensano… ma è un’arte molto raffinata nella quale gli Italiani sono maestri, come ci spiega il giornalista e storico Geppino D’Amico.

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TESTO DI GEPPINO D’AMICO

Lo scaricabili dei politici, dei cittadini e i problemi del post Covid

Questa settimana vogliamo occuparci della più antica professione del mondo che a giudizio di autorevoli storici, non è il meretricio, come spesso sentiamo dire, bensì lo scaricabarili. La conferma di questo assunto sia nel libro della Genesi (3, 9-13) dove si parla dell’incontro di Dio con Adamo ed Eva, argomento che la Chiesa ha inserito come prima lettura nella Messa dell’Immacolata.

Perché lo scaricabarili? Quando Dio chiede ad Adamo il motivo per cui ha mangiato la mela questi risponde di averla avuta dalla compagna che Dio stesso gli ha assegnato. Interrogata a sua volta, Eva si difende sostenendo di avere mangiato il frutto proibito perché ingannata dal serpente. Quindi, se lo scaricabarili è la più antica professione del mondo i primi testimonial sono proprio Adamo ed Eva.

Nel corso dei secoli lo scaricabarili ha avuto una notevole evoluzione. In Italia abbiamo tuttora tantissimi maestri e sul podio della singolare classifica troviamo i politici, seguiti da manager e burocrati ma ben piazzati sono anche tantissimi cittadini comuni.

Se al povero Adamo va riconosciuta quantomeno l’assenza di malizia non può dirsi lo stesso per politici e burocrati i quali, tutt’altro che ingenui, della malizia hanno fatto una professione.

Un esempio? Le leggi scritte in “burocratese”, un linguaggio di difficile interpretazione al punto che spesso è necessario ricorrere a decreti attuativi oppure a circolari esplicative.

Leggiamo solo l’incipit del I° comma dell’articolo 3 del DPCM del 3 dicembre scorso recante “Ulteriori misure di contenimento del contagio su alcune aree del territorio nazionale”: “Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, con ordinanza del Ministro della salute, adottata ai sensi dell’art. 1, comma 16-bis, secondo periodo, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, come introdotto dall’art.  30, comma 1, del decreto-legge 9 novembre 2020, n. 149, sono individuate le Regioni che si collocano in uno «scenario di tipo 4» e con un livello di rischio alto”! Se questo è l’incipit figuriamoci il resto!

In tema di scaricabarili non è che i cittadini siano immuni dalla frenesia del cambiamento.

Si pensi alla scuola: quando è aperta si chiede la chiusura con esplicita minaccia di far restare i figli in casa; dopo pochi giorni si richiede la riapertura salvo tornare alla richiesta originaria magari utilizzando la Didattica a Distanza su cui, però, non tutti sono d’accordo. Vogliamo tutto e subito per cui diventa difficile comprendere perché a fine mese non si possa rinunciare alla settimana sulla neve, al pranzo di Natale con uno stuolo di parenti venuti da lontano e al veglione di San Silvestro.

Non dimentichiamo che il Covid esiste e resiste. E quando lo avremo sconfitto dovremo fare i conti con le problematiche socio-economiche e sanitarie che ci avrà lasciato. In base ai dati resi noti dal consigliere regionale e chirurgo oncologo Tommaso Pellegrino nel corso di un incontro con i vertici dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani i numeri delle prestazioni rimandate in Italia sono allarmanti: screening oncologici posticipati, visite specialistiche bloccate, circa 500.000 interventi chirurgici rimandati. Senza dimenticare le patologie oncologiche già diagnosticate e in fase avanzata.

Ma torniamo ai politici. Di fronte alle proteste di una legge scritta male il legislatore sostiene che le leggi sono ben scritte ma applicate male e chiama in causa la magistratura che avrebbe debordato dai poteri assegnati. La Magistratura sostiene che i giudici si limitano ad applicare le leggi approvate dal Parlamento che spesso sono scritte male. A questo punto scende in campo l’avvocatura che cerca di convincere il cliente che effettivamente la legge è stata fatta male ma che chi lo ha condannato è un giudice politicizzato oppure non ha letto bene le carte. Tutti insieme chiamano in causa i giornalisti, accusandoli di essere faziosi e di diffondere fake news che danneggiano l’immagine dei cittadini scaraventati nel tritacarne mediatico. Nella fattispecie, l’unico a non avere voce in capitolo è proprio il cittadino che troppo spesso paga per gli errori e le ambizioni altrui.

Come dare torto al grande Totò che 70 anni fa, nel film “47 morto che parla”, spiegava tutto con tre parole che suonano ancora oggi come una sentenza: “E io pago!”.

Chiudiamo con un’ultima brevissima considerazione: ognuno di noi saluterà come meglio riterrà opportuno la fine di quest’anno che sarebbe riduttivo definire indimenticabile. Singolare la scelta di un benzinaio di Napoli: “2020 Vaffa…” con al lato una stella portatrice di un auspicio di un migliore 2021. Speriamo che l’auspicio si realizzi; ne abbiamo tutti un gran bisogno.

GEPPINO D’AMICO

 

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Una risposta

  1. fusco antonio ha detto:

    …..scusami geppino ma voglio solo aggiungere che sono certamente persone più degne le meretrici, ricordi la “bocca di rosa” di de andrè, di tanti politici e gentaglia che occupano le prime pagine dei giornali venduti e le televisioni . E’ una sequela di immagini e discorsi osceni che precipitano sempre più il nostro povero paese nello sprofondo dell’ignoranza,della mancanza di valori e della inciviltà.

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