Alta Velocità nel Vallo di Diano, apriti cielo! Dallo “ius murmurandi” Cilentano al dovere dell’unità

I “mormorii” dei territori limitrofi sono spesso costati cari al Vallo di Diano, che nel corso degli anni si è visto sottrarre sotto il naso importanti servizi e infrastrutture. Adesso sta passando forse l’ultimo “treno” per lo sviluppo, quello dell’Alta Velocità: non sono più ammessi “scippi”, spesso avvenuti nel silenzio (se non nella connivenza) della politica valdianese. Come ci spiega il giornalista e storico Geppino D’Amico.

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

Oggi parliamo dello Ius murmurandi, un diritto antico, risalente all’epoca dei Romani che in fatto di diritto la sapevano lunga se è vero che ancora oggi chi frequenta Giurisprudenza deve affrontare l’esame di Diritto Romano. Non sappiamo quanto fosse codificato nelle pandette lo Ius murmurandi, ma sappiamo che ancora oggi viene utilizzato da chi ritiene di avere subito un torto. Sappiamo anche che nel XIV secolo era in vigore nella Repubblica Marinara di Genova. Nel capoluogo ligure gli scaricatori di porto, i famosi Camalli, potevano scegliere tra due tipi di paga giornaliera: nove o dieci soldi; se optavano per i nove soldi potevano invocare lo Ius murmurandi ma se sceglievano i dieci soldi perdevano tale diritto. Inutile dire che i Camalli, gente tosta sceglievano la prima paga: un soldo in meno ma diritto al mugugno. Il mugugno è ancora di moda non solo quando si gioca a carte per invocare l’ausilio della dea bendata, “il lamento fa parte del gioco”, ma è un discorso che vale anche per la politica.

È sufficiente analizzare quello che sta succedendo da quando si è saputo che il progetto di alta velocità per la Calabria dovrebbe passare per il Vallo di Diano per dare vita ad un coro fatto di mormorii, mugugni, lamenti e proteste. Esponenti di primo piano di Leghisti del capitano Salvini, Grillini, giovani virgulti e vecchie volpi del PD, associazioni e comitati hanno dato vita al lamento collettivo chiedendo la correzione del progetto dell’alta velocità. Addirittura quel “fratacchione” di Luca Cascone, da sempre ostile a qualsiasi discorso sulla ferrovia nel Vallo di Diano, ha dichiarato che quello presentato al Ministero dei Trasporti non è un progetto ma solo un paio di slide. Che Cascone non ami il Vallo di Diano è notorio: lui del Vallo ama soltanto i pullman ai quali affidare la pubblicità in occasione delle elezioni che lo vedono candidato. Ma c’è di più: dai politici citati in precedenza mai un mormorio, un mugugno, un lamento quando il Vallo di Diano è stato privato della ASL, del Tribunale, del Carcere o quando sono stati declassati importanti uffici. Eppure di voti nel Vallo ne hanno presi tanti!

Ma per la ferrovia i torti vengono da lontano: non dimentichiamo che quando nella seconda metà dell’Ottocento fu decisa la realizzazione della prima ferrovia per la Calabria il progetto originario prevedeva il passaggio del Vallo di Diano; però, il progetto fu cambiato e sappiamo come andò a finire. Fu quello il primo grande scippo consumato in danno del Vallo di Diano, la prima volta in cui fu applicato lo Ius murmurandi. Ora ci si dimentica che la costa tirrenica è già servita da treni di ogni tipo, regionali, intercity e freccia rossa. D’altro canto, però, non possiamo ignorare che molto spesso il Vallo di Diano non è stato difeso a dovere dai suoi rappresentanti che troppo spesso sono apparsi distratti e distanti.

Per concludere: nel corso del suo intervento al Senato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sostenuto che “l’unità non è un’opzione ma un dovere”. Speriamo che questo concetto sia fatto proprio dai nostri rappresentanti perché da queste parti troppo spesso l’unità non è stato un dovere e nemmeno un’opzione ma soltanto un problema. “Da soli si va veloci, insieme si va lontano”. Ce lo insegna un proverbio africano.

GEPPINO D’AMICO

2 risposte

  1. Il giornalista D’Amico sempre sul pezzo,deliziandoci tra latino e proverbi a cornice d’inconfutabili verità che fanno ancora piangere.

  2. fusco antonio ha detto:

    ……….piacevole come sempre leggere questi commenti di d’amico che è salace anche se a volte si compiace e gigioneggia con la sua cultura. La realtà , terra terra, è che la classe politico dirigenziale del vallo di diano è da oltre un secolo nemica del suo popolo. Ha un unico interesse ” quello proprio e dei suoi peones” Detto questo che è un dato incontrovertibile bisognerebbe chiedere allo sceriffo campano, ultimo in ordine di tempo degli sfruttatori del vallo soltanto a fini elettorali, che cosa ha intenzione di fare per recuperare almeno un po’ di credibilità e ripagare i cittadini del vallo dei consensi che , forse stupidamente, continuano a dargli.

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