Inchiesta “Casa Covid” : tra i 22 anziani deceduti anche il sacerdote di Teggiano, don Vincenzo Manzione

Tra i 22 anziani deceduti dopo essere risultati positivi al Covid ed ospiti delle case di riposo di Marsicovetere e Brienza c’è anche il sacerdote di Teggiano, don Vincenzo Manzione. Don Vincenzo era ospite della casa di cura “San Giuseppe” di Brienza dove purtroppo era rimasto contagiato. Da qui il trasferimento in ospedale a Potenza dove è deceduto all’età di 87 anni. Don Vincenzo Manzione era un prete di profonda vita interiore.  Intanto sul fronte dell’inchiesta “Casa Covid” le indagini continuano e sembra che tra gli indagati ci sia anche una suore che gestisce la casa di riposo di Brienza dove sono 5 i decessi avvenuti dopo l’entrata “clandestina” di un’ospite positiva al Covid della casa di riposo di Marsicovetere. Riscostruendo quanto accaduto nei mesi scorsi e nella giornata di ieri.

Ancora una volta la Procura di Potenza, guidata dal valdianese,  Francesco Curcio coordina un’indagine di rilievo nazionale. L’indagine “Casa Covid” i cui accertamenti sono stati condotti dai Nas di Potenza insieme alla Compagnia Carabinieri di Viggiano ha portato all’arresto di due persone: un uomo residente a Viggiano ed una donna, nata a Polla ma residente a Marsicovetere. I due sono i gestori della struttura di accoglienza per anziani denominata “Casa Alloggio Romagnano Nicola” di Marsicovetere. Le indagini sono partite dopo il decesso di un’ospite della struttura, avvenuto nel settembre del 2020, risultata poi, positiva al Covid-19. Alla morte della signora ne erano seguiti ben 21 sempre per Coronavirus, sia di 17 ospiti della struttura di Marsicovetere che di 5 ospiti di una struttura di Brienza -denominata San Giuseppe gestita dalle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore – presso la quale, spiega una nota della Procura “era stata trasferita abusivamente un’ospite della struttura in cui si era sviluppato l’originario focolaio epidemico”. “Le investigazioni, spiega una nota della Procura, hanno dato modo di appurare a livello di gravità indiziaria, un quadro di assoluta inadeguatezza della struttura, che per ragioni economiche e di profitto, per un verso, ospitava un numero almeno doppio di persone “fragili” e, per altro verso, risparmiava su tutte le più elementari procedure anti-covid. In particolare dalle investigazioni risultava che:   nella struttura, autorizzata per ospitare 22 anziani, in realtà ne venivano  fisicamente individuati, a seguito di sopralluogo 49, tra cui anziani non autosufficienti, “depositati” in ogni angolo della casa compresa la sala mortuaria, non era stata rispettata alcuna disposizione (sia nazionale che regionale) anti COVID-19, vi era una mancanza totale di DPI, per cui i dipendenti erano obbligati a proteggersi a spese proprie,  Inoltre la nota della Procura spiega che nonostante il sequestro della struttura di Marsicovetere i due indagati hanno attivato “abusivamente” altre due strutture di accoglienza,  individuate e sottoposte a chiusura. Uno dei due indagati, approfittando, inoltre, dello stato di infermità, ha indotto un anziano  a produrre degli atti che mettevano a disposizione il suo patrimonio in favore di uno dei due gestori della struttura. I reati contestati sono quindi:  cooperazione in epidemia colposa (artt.113, 438 e 452 C.P.);   cooperazione in 22 casi di omicidio colposo, (artt .81 cpv, 113, 589 1°-2° e ultimo comma); circonvenzione d’incapaci”.

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