Traffico di rifiuti: assolti gli imprenditori pollesi. Condannata l’Eni

Il Tribunale di Potenza ha condannato la società Eni per il reato di traffico illecito di rifiuti. Inoltre, la compagnia petrolifera è stata condannata al pagamento di una sanzione amministrativa di 700 mila euro e alla confisca di circa 44,2 milioni di euro, da cui sottrarre i costi già sostenuti per l’adeguamento degli impianti.
Nel processo erano coinvolti un’azienda di Polla, la Criscuolo Ecopetrol e due dirigenti, Giuseppe e Carmela Criscuolo. I due imprenditori sono stati assolti così come l’azienda. Anche altri imprenditori di Polla erano stati indagati ma le loro accuse erano cadute già durante la fase preliminare.

Per quanto riguarda i due Criscuolo la formula dell’assoluzione è quel del fatto non costituisce reato, mentre per l’azienda per mancanza di prove per l’illecito amministrativo.

Ritornando alla società Eni: è stata condannata nell’ambito del processo sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. Nel 2016 l’inchiesta portò al sequestro, durato circa quattro mesi, del Centro Olio di Viggiano (Potenza): l’accusa riguardava lo smaltimento dei rifiuti prodotti dallo stesso Centro Olio. Vi fu anche uno strascico politico dovuto alle dimissioni dell’allora ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, per il coinvolgimento dell’ex compagno, Gianluca Gemelli (la cui posizione fu poi archiviata). Il commento della Procura “è un segnale importante per la tutela dell’ambiente”. Così la pm Laura Triassi (ora Procuratore capo a Nola), che dal 2016 ha seguito l’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. “Bisogna tutelare – ha aggiunto – la libertà di impresa, ma è necessaria che questa si svolga nel rispetto delle norme e nella tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente”. Eni: operato nell’assoluto rispetto della normativa “Pur accogliendo favorevolmente la pronuncia di assoluzione parziale emessa oggi dal Tribunale” di Potenza “rispetto all’ipotesi di reato di falsità ideologica in atto pubblico, al contempo” l’Eni “non condivide il riconoscimento di responsabilità per la grave ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti”.

 

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