Trasformismo, cerchiobottismo e menefreghismo: tra ironia e amarezza il “bilancio” di Geppino D’Amico

Sono trascorsi quasi 30 anni dal 1994, anno in cui Silvio Berlusconi scendeva in campo con Forza Italia, e Giorgio Gaber, fustigatore dei vizi della italica borghesia, comunista da giovane, poi anarchico, denunciava con la consueta ironia il trasformismo dei politici cantando “Destra e Sinistra”.

La vita, però, spesso riserva sorprese e così 5 anni dopo, nel 1999, Gaber fu costretto (per amore, solo per amore) a votare Forza Italia perché la moglie Ombretta Colli, era candidata alla presidenza della provincia di Milano proprio con la tanto vituperata Forza Italia.  A chi gli chiedeva addirittura di divorziare per incompatibilità politica rispose serafico: “L’ho votata perché è una brava persona”. Sull’argomento James Russel Lowell, poeta e diplomatico statunitense del 19° secolo, sosteneva che “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”. È vero, come è vero, però, che da alcuni anni si sta esagerando, come ha dimostrato il Corriere della Sera con un ampio servizio sui cambi di casacca. Sia ben chiaro, fin dalla seconda metà dell’Ottocento nel nostro Parlamento il trasformismo è sempre stato di casa ma oggi ha assunto proporzioni davvero enormi. Dalle elezioni del 2018 abbiamo avuto tre governi e 203 parlamentari che almeno una volta, “hanno sottoposto a revisione critica la propria ideologia” oppure (consentiteci un pizzico di ironia) si sono cimentatati nel salto della quaglia salvo poi, in alcuni casi, fare ritorno al nido originario. Questa speciale classifica vede al primo posto il Movimento 5 Stelle con 93 addii seguito da Forza Italia con 37 e dal PD con 31, tre partiti che fanno parte dell’attuale maggioranza. Tra i parlamentari che più volte si sono cimentati nel salto della quaglia il gradino più basso del podio spetta alla deputata  Maria Teresa Baldini con 3 cambi; al secondo posto, con 4 passaggi, il senatore Gregorio De Falco; ex aequo, insieme al mitico comandante che con una parolaccia intimò a Francesco Schettino di tornare sulla nave da crociera Costa Concordia che stava affondando, troviamo la senatrice Mariarosaria Rossi, eletta in Forza Italia; per gli amici era “la zarina di Berlusconi”, per i denigratori era “la badante del Cavaliere”. Saldamente ancorato al primo posto troviamo il senatore Giovanni Marilotti il quale, eletto tra i 5 Stelle, ha effettuato ben cinque cambi: dopo cinque stelle, cinque cambi. E chissà se finirà così! Che dire? La coerenza non sempre è stata una virtù ma oggi è solo un fastidioso principio d’altri tempi.

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La realizzazione della linea ferroviaria dell’Alta Velocità continua ad essere oggetto di attenzione da parte dei politici. Se ne è parlato anche in occasione di un recente dibattito sul turismo a Padula. Gli schieramenti sono noti: i politici del Vallo di Diano difendono giustamente il progetto predisposto da RFI; quelli del Cilento chiedono, altrettanto giustamente, la modifica del tracciato. Ora che il cambio non sembra più attuabile, per tutelare i propri interessi elettorali sono scesi in campo i cerchiobottisti che danno una botta al cerchio e una alla botte: accertato e accettato che la linea attraverserà il Vallo di Diano ipotizzano una stazione più spostata verso il Golfo di Policastro senza indicare dove: a Sanza? A Caselle o addirittura a Policastro? E poi la linea torna indietro? Non va poi dimenticato che anche la Basilicata è interessata alla linea e non riteniamo che possa gradire una stazione lontana dal Vallo di Diano, raggiungibile dai tre sbocchi lucani nel Vallo: da Vietri di Potenza, da Brienza e da Moliterno. Per i cerchiobottisti, quindi, c’è il rischio concreto di andare a “cascare” sul binario dell’Alta Velocità.

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Il 25 maggio scorso ha compiuto 30 anni il palazzo di Via De Marsico, sede del tribunale di Sala Consilina, soppresso nel 2013 con una decisione insensata, assurda e inconcepibile. A seguito delle recenti iniziative parlamentari tendenti alla revisione della geografia giudiziaria, nel marzo scorso avevamo proposto a chi di dovere (politici, amministratori locali e avvocati) di organizzare nell’atrio del palazzo, anche per ricordare l’anniversario della nascita di Alfredo De Marsico, nato a Sala Consilina il 29 maggio del 1888, un incontro per fare il punto sulla situazione. Silenzio assoluto. Nulla è stato fatto nemmeno da quei partiti i cui esponenti hanno presentato interrogazioni. L’unico a ricordare l’avvenimento con una conferenza stampa è stato il presidente dell’Associazione dei Giuristi Cattolici del Vallo di Diano, avv. Angelo Paladino, che 30 anni fa era il sindaco della città. Oggi sembra che nessuno nel Vallo di Diano sia interessato al problema.

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