I quattro sassi di Zaia, la bellezza di Pompei e il “mistero” Gaudiano per l’alta velocità

“Il tempo è galantuomo”; o anche se preferite “chi di spada ferisce di spada perisce”; o ancora potremmo citare Dante e la “legge del contrappasso”: tutti riferimenti che ben si adattano al Governatore del Veneto Luca Zaia, che dopo aver dimostrato il suo poco amore per Pompei, si ritrova ora con Verona definita dalla sua soprintendenza archeologica “una piccola Pompei”. Come ci racconta il giornalista e storico Geppino D’Amico

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

In politica, si sa, spesso si parla troppo e a sproposito. A Verona i lavori di ristrutturazione di un ex cinema del centro storico devastato da un incendio ha riportato alla luce un complesso della Verona romana del II secolo, con pareti affrescate in magnifici colori. La notizia è stata accolta con entusiasmo dai vertici della Soprintendenza archeologica i quali parlano di “elementi che da soli richiamano la suggestione di una Pompei in sedicesimo”.

Per fortuna anche a Verona non mancano persone che conoscono il valore di Pompei. L’unico a rimanere in silenzio è stato il governatore del Veneto, il Leghista Luca Zaia. Sai che rabbia! Verona definita una piccola Pompei! E chissà che non si stia mordendo la lingua in ricordo dell’affermazione da lui usata per contestare il finanziamento concesso dal ministero dei Beni Culturali a Pompei per restaurare la Schola Armaturarum di Pompei, nota come la Domus dei Gladiatori, crollata nel novembre del 2010: “È una vergogna –sentenziò Zaia– spendere 250 milioni per quei 4 sassi di Pompei” mentre al Veneto per un alluvione (a suo dire) sarebbero stati destinati pochi spiccioli. Per lui, allora come ora, vige il principio “Prima il Nord”. Gli fece eco il Ministro Giulio Tremonti che sentenziò: “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura e comincio dalla Divina Commedia”, dimenticando, insieme a Zaia, che la salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale non è un fatto di mera enfasi estetica, ma rappresenta per il nostro Paese una risorsa fondamentale attraverso la quale creare ricchezza. Non è un caso che la Soprintendenza definisce Verona “una piccola Pompei”! Che, peraltro, non è sola perché in Campania abbiamo anche Ercolano, Capua, Paestum e Velia senza dimenticare Cosilinum ed altri siti vicini a noi.  Dieci anni fa, a dare una lezione di stile e di storia a Zaia e Tremonti fu il senatore salernitano Alfonso Andria, ideatore della Borsa Internazionale del Turismo Archeologico di Paestum, straordinario incontro tra popoli diversi. Andria espresse profonda solidarietà alle popolazioni del Veneto colpite dalle calamità naturali, ma non nascose la propria amarezza per la mancata solidarietà alla Campania da parte di Zaia per il crollo di Pompei: “Non è qualificabile l’espressione con cui Zaia definisce “quattro sassi” una delle più straordinarie testimonianze dell’antichità esistenti, che il mondo intero invidia al nostro Paese”. Che dire? Verona sarà pure la città di Giulietta e Romeo ma a Pompei si respira bellezza. Il tempo, però, è galantuomo e restituisce tutto a tutti. E spesso si diverte. A Zaia, avrà tolto il gusto di sparale grosse? È solo una speranza.

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Nuovo viaggio a Roma di un gruppo di amministratori del Cilento accompagnati da alcuni parlamentari a 5 Stelle per un incontro con i vertici del Ministero dei Trasporti e di RFI per sollecitare la realizzazione di una stazione non solo nel Vallo di Diano ma anche a Sapri. Illuminante la dichiarazione resa dalla senatrice Felicia Gaudiano al termine dell’incontro. Dopo avere ricordato che il Senato ha approvato un suo ordine del giorno per la realizzazione di una stazione ferroviaria presso l’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi ha affermato che “avere l’Alta Velocità con una fermata nel Vallo di Diano rappresenterebbe una svolta importante per il futuro del nostro territorio”. Proviamo a riassumere il Gaudiano pensiero: il Vallo di Diano, che dal 1987 è senza ferrovia, deve avere la stazione dell’Alta Velocità, l’unica già prevista dal progetto di RFI; una seconda stazione va realizzata a Sapri per tutelare il Cilento; un’altra l’ha chiesta lei per l’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi. E sono tre. C’è poi un’altra stazione richiesta da alcuni parlamentari di altri partiti da realizzarsi tra la città capoluogo e la cittadella universitaria. E fanno quattro per 166 chilometri. Francamente sembrano un po’ troppe. Stiamo parlando di Alta Velocità o della Sicignano-Lagonegro e della Calabro-Lumaca tra Atena Scalo e Marsico? Mistero Gaudiano!

Sulla vicenda è intervenuto il presidente di Feder Cepi Costruzioni, il cilentano Antonio Lombardi, il quale ha invitato gli amministratori “a pensare ai problemi veri come la frana di Pisciotta e ad attivarsi per le necessarie infrastrutture di integrazione e supporto: non bisogna drammatizzare nel caso in cui non si prevedesse il passaggio lungo la dorsale tirrenica esistente”. E qui la domanda nasce spontanea: poiché l’Alta Velocità non può utilizzare binari preesistenti, la tipologia del terreno lungo la costa cilentana da Pisciotta fino a Maratea sarebbe in grado di supportare un altro doppio binario oltre a quelli esistenti? A RFI l’ardua sentenza.

GEPPINO D’AMICO

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