Oltre 17 tonnellate di droga trovata al porto di Salerno: nei guai imprenditore svizzero e spedizioniere doganale

Traffico internazionale di stupefacenti. Con questa accusa sono finiti in manette due uomini: il titolare di una società di servizi svizzera ed uno spedizioniere doganale dopo il sequestro nel mese di giugno del 2020 al porto di Salerno di oltre 17 tonnellate di sostanze stupefacenti occultate all’interno di 4 container provenienti dalla Siria con transito nel porto salernitano e destinati in Medio Oriente. Al fine di individuare i responsabili coinvolti nel  traffico illecito, i finanzieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a mirati accertamenti bancari, che hanno permesso di disvelare il modus operandi nonché di risalire ai pagamenti, transitati estero su estero, dalla società di trasporto svizzera, facente capo all’imprenditore di origini siciliane, allo spedizioniere doganale. Nello specifico, questi avrebbe provveduto all’eliminazione sia dalla documentazione commerciale che dai container di ogni segno distintivo del luogo di provenienza del carico al fine di evitare ispezioni doganali negli scali portuali intermedi, essendo la Siria inserita nelle “black list’ del sistema doganale Schengen per i rischi connessi a spedizioni pericolose (armi, droga etc.). Nel dettaglio, presso lo scalo marittimo salernitano, venivano emesse, da parte dell’agente doganale, delle nuove polizze di carico della spedizione, mentre l’imprenditore elvetico provvedeva ad una nuova fatturazione utilizzando aziende commerciali compiacenti e nella sua piena disponibilità. In estrema sintesi, gli indagati utilizzavano, di comune accordo, la pratica doganale del tramacco, consistente nel riversare la merce del container di origine all’interno di un altro. Con tale pratica fraudolenta venivano accuratamente eliminate tutte le tracce della provenienza siriana della spedizione commerciale, che così non solo risultava, in modo ingannevole, in partenza dal porto di Salerno, ma poteva anche essere rispedita “in sicurezza” nei Paesi Arabi. La mirata analisi della documentazione doganale ha evidenziato che lo stesso stratagemma è stato adoperato anche in altre transazioni commerciali. L’imprenditore svizzero è stato associato alla casa circondariale di Roma/Rebibbia, mentre lo spedizioniere salernitano ristretto presso il proprio domicilio a Baronissi.

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