Sapri e la statua della Spigolatrice, Geppino D’Amico: “Dibattiti e polemiche sull’uso «turistico» dell’arte”

Sono finite sulle testate giornalistiche nazionali e di mezzo mondo le polemiche e le discussioni sulla statua della Spigolatrice di Sapri realizzata da Emanuele Stifano. Dunque la vicenda -con annessi e connessi- non poteva non passare sotto i riflettori del giornalista e storico Geppino D’Amico.

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

Povero Pisacane! // Venuto ra luntano
ne vulìa rà na mano; // ne vulìa libberà.
Nsiem’a ttanta cumpagni // âno allucato forte:
“A li patruni morte! // Viva la libbertà!”.


I versi che abbiamo riportato sono tratti dalla poesia “Povero Pisacane” scritta da Giuseppe Liuccio, musicata dal maestro Franco Nico e magistralmente interpretata da Pina Cipriani. Fermiamoci un attimo sulla frase “Viva la libertà”: anche grazie al sacrificio di Carlo Pisacane e dei suoi Trecento oggi tutti possono esprimersi in libertà. Ed è quello che è avvenuto nell’ultima settimana dopo lo svelamento della statua dello scultore Emanuele Stifano. Per i sostenitori bisogna rispettare l’arte e l’artista; per i denigratori la donna è stata trattata come una velina. All’euforia di chi inneggia ai benefici del turismo fa da contraltare la rabbia di chi chiede il rispetto delle donne e della storia. Se la statua fosse stata realizzata per pubblicizzare un lido balneare probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire. Comunque, ognuno è libero di ritenersi dalla parte giusta. Va ricordato che due giorni fa nella città capoluogo il Rotary Club Salerno Est ha scoperto una stele realizzata dal M.o Pietro Lista e dedicata alle donne vittima di violenza.

A Sapri, più che la bellezza della scultura sono in discussione il suo significato e la sua utilità.  C’è una bella differenza tra la statua saprese e le spigolatrici immortalate dal pittore francese Jean-Francois Millet in una tela del 1857 e anche rispetto alla foto degli anni ’60 pubblicata da Riccardo Marone sul Corriere del Mezzogiorno a corredo dell’articolo “Ecco com’era una vera spigolatrice”. Come dicevano i Greci, “Panta rei” (tutto scorre) ed è quello che sta avvenendo da sabato scorso.

Nella vicenda saprese la gara a chi l’ha sparata più grossa è stata vinta per distacco dai Neo-Borbonici (più neo che Borbonici) a giudizio dei quali la spigolatrice della poesia, che per gli storici non è mai esistita essendo una licenza poetica del Mercantini, era una meretrice con tanto di nome e cognome. Nel rispetto delle opinioni altrui ci sia consentita qualche considerazione. Era proprio necessaria una nuova opera d’arte considerato che a Sapri una statua della spigolatrice già c’è ed è a poche centinaia di metri?  Quei soldi, ha affermato l’editore Giuseppe Galzerano, autore ed editore di diversi volumi dedicati a Carlo Pisacane, “non sarebbe stato meglio spenderli per pubblicare l’opera omnia di Pisacane?”. Pronta la risposta dei tifosi della statua: “Vogliamo scherzare? A Sapri verranno tantissimi turisti proprio per ammirare l’opera d’arte di Stifano”. È vero, ma di quale turismo vogliamo parlare? Certo, l’impatto mediatico, non so quanto studiato a tavolino e quanto dovuto alle forme pruriginose della statua e all’uso smodato dei social, è stato di livello mondiale (The Guardian, BBC, CNN su tutti) ma la domanda nasce spontanea: “la storia di Sapri, città resa famosa nel mondo proprio dalla spedizione di Pisacane e dalla poesia a lui dedicata da Luigi Mercantini, come esce da questa vicenda?”.

Se si vogliono comprendere le ragioni dell’arte che, come la stampa, non può essere sottoposta ad autorizzazioni o censure, non è altrettanto giusto riconoscere anche le ragioni delle donne che da sempre combattono per una emancipazione completa che tarda a venire? Ancora a fine ‘800 (e quanto affermo è storia) le donne cilentane venivano utilizzate per girare la macina dei frantoi al posto dell’asino o del mulo perché “un quadrupede costa meno di un bipede”! Ecco perché le donne si sentono offese. Siamo sicuri che dal punto storico Sapri abbia fatto una bella figura? Ognuno è libero di porsi la domanda e darsi la risposta.  La spedizione del 1857 e la poesia del Mercantini hanno contribuito a rendere immortale Carlo Pisacane perché, come titola il libro di Domenico Romagnano, “Fu lui che apri la via” all’unita d’Italia.

Un’ultima considerazione: tralasciando il lato B della statua e osservando attentamente il lato A si è portati a pensare che lo scultore abbia voluto risparmiare sulla creta e quindi sul bronzo perché nella mano destra della spigolatrice c’è una sola spiga di grano. Aggiungendone altre pare proprio che il risultato sia migliore. Ma non è solo questione di grano! È soprattutto una questione di grana: quando nel 1860 Antonio Alfieri D’Evandro, segretario del Governo pro-dittatoriale di Salerno, propose l’erezione di un monumento a Pisacane vennero raccolti 3.366,78 ducati. Il comune di Sanza fu il primo ad aderire con 2.000 ducati raccolti tra i cittadini; Sapri, che pure aveva osteggiato Pisacane, offrì appena 3,60 ducati.  Per la statua di Stifano (secondo quanto riportato dal quotidiano “Il Mattino”) ci sono voluti 26.000 euro!  Cicerone avrebbe detto “O tempora, O mores”. Certamente più serafico sarebbe stato il commento di Totò: “Ragazzi, come passa il tempo!”

GEPPINO D’AMICO

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Una risposta

  1. fusco antonio ha detto:

    …..almeno geppino è uno dei pochi a ricordare il sacrificio di Pisacane uomo degno di questo nome che sacrificò la propria vita per un ideale. Assassinato da un pretacccio che sobillò una plebe ignorante. il resto sono solo ciarle al vento di stupidi presenzialisti e di stampa asservita ad un conte o ad un salvini qualsiasi. Ci manca solo l’articolo per la festa dei nonni, estrema ultima ipocrisia dopo tutto quello che gli anziani hanno dovuto subire durante la pandemia. Ma sono sicuro che arriverà anche il fariseo articolo sulla festa dei nonni.

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