A Teggiano il sentito omaggio al Senatore Antonio Innamorato, Geppino D’Amico: “Era un uomo del popolo”

Dopo una breve riflessione dedicata all’anniversario dell’Inno di Mameli, il tema principale questa settimana sotto i riflettori del giornalista e storico Geppino D’Amico è il sentito omaggio tributato a Teggiano al compianto Senatore Antonio Innamorato. “Un uomo Coraggioso”, recita il titolo del volume a lui dedicato da Antonio Marrone, ma anche “un uomo del popolo”, come lo ha ricordato lo stesso Geppino D’Amico.

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

È sempre un’emozione ascoltare l’Inno di Mameli, meglio noto come “Fratelli d’Italia”, scritto nel 1847 in tempo di pieno fervore patriottico da uno studente di appena 20 anni. È doveroso ricordare che 65 anni fa, il 12 ottobre del 1946, “Il canto degli Italiani” fu scelto come inno nazionale provvisorio, ruolo che ha conservato fino al 4 dicembre del 2017, quando una legge ne ha certificato l’ufficialità.  Nel corso degli anni si sono susseguite diverse iniziative per sostituirlo ma il “canto degli Italiani” ha resistito a tutti gli attacchi. Ancora oggi è il simbolo dell’Italia unita; sarebbe bello che gli Italiani se ne ricordassero sempre e non soltanto in occasione delle partite della Nazionale di calcio o quando un nostro atleta vince le Olimpiadi.

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Il secondo argomento di cui vogliamo occuparci trae lo spunto dal libro “Antonio Innamorato, un politico coraggioso”, curato da Antonio Marrone, pubblicato dall’editore Galzerano e presentato lunedì scorso a Teggiano. Anche se è dedicato al senatore Innamorato il libro, scritto a più mani, affronta argomenti legati a quella che viene definita la “Prima Repubblica” oppure, se preferite, la “Repubblica dei Partiti” le cui sezioni erano un’ottima palestra per chi voleva fare politica. Antonio Innamorato era un uomo venuto dal popolo ed è rimasto sempre ancorato al popolo. Apparteneva a quella generazione di uomini politici di primo piano che avevano conosciuto personalmente i disagi del dopoguerra e che portarono alla ribalta regionale e nazionale il Vallo di Diano e il Cilento, incarnandone la volontà di riscatto per sottrarli alla loro secolare marginalità.  Nel corso del dibattito sono state ricordate le iniziative avviate da Innamorato come sindaco di Teggiano, presidente dell’Amministrazione Provinciale, senatore e sottosegretario di Stato; inoltre, sono stati analizzati anche argomenti legati all’attività del PSI, il partito in cui ha militato mantenendo sempre stretti rapporti con il sen. Enrico Quaranta,  del quale prese il posto al Senato, e con l’on.le Carmelo Conte.  Sono stati ricordati argomenti come la viabilità rurale, l’attività degli Enti comprensoriali (Comunità Montana, Unità Sanitaria Locale, Consorzio di Bonifica e Consorzi dei Comuni del Vallo di Diano), il progetto della “Città Vallo” e la difesa del territorio. Tante iniziative frutto di una cultura residente, profondamente legata al territorio: si discuteva, si polemizzava, si litigava ma alla fine si arrivava ad una sintesi che, rispetto ad oggi, possiamo considerare un fatto politico di grande rilievo.

Merita di essere segnalata la presenza alla manifestazione degli ex assessori provinciali Vincenzo Pinto e Angelo Paladino e ben cinque socialisti (Michele Di Candia, riconfermato quindici giorni fa, e gli ex sindaci Vito De Nigris, Franco D’Elia, Paolo Gallo e Rocco Cimino) che hanno guidato la città di Teggiano nel periodo in cui Innamorato era impegnato in politica.

Quello curato da Antonio Marrone è un libro da leggere in quanto, oltre a ricordarci un protagonista di anni ed anni della vita politica del territorio, consente di analizzare quel periodo con maggiore attenzione. Sarà un amarcord per chi è stato protagonista o testimone di quegli anni ma sarà utile a chi quel periodo, magari per motivi anagrafici, non lo ha vissuto in prima persona.

Un’ultima annotazione: quella che vedete è la locandina del convegno che riproponiamo per consentire a chi ci segue di rendersi conto di coloro i quali sono intervenuti nel dibattito. Questo perché, purtroppo, contrariamente a quanto possono fare coloro i quali scrivono per i giornali online (dove lo spazio è notevole) in un telegiornale il tempo è ridotto e questo non consente di sintetizzare adeguatamente tutti gli interventi. Censurare qualche relatore, come pure avviene da qualche altra parte, è uno sport che non fa parte della nostra cultura. Non ci appartiene. Oltretutto sarebbe eticamente e materialmente censurabile da parte dell’Ordine dei Giornalisti. Sarebbe!!!

GEPPINO D’AMICO

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