Rifiuti “Polla-Tunisia”. La commissione parlamentare: “Andremo in fondo a questa vicenda”

La prima indagine, in Tunisia, la ha aperta la Magistratura magrebina con 26 indagati. La seconda, in Italia, la Procura di Potenza in quanto la Dda lucana ha competenza nel Vallo di Diano e quindi a Polla da dove sono partiti i rifiuti. Ma soprattutto sono state le inchieste giornalistiche a illuminare la questione dei rifiuti italo-tunisini così come le proteste degli ambientalisti africani e le interrogazioni della consigliera regionale Marì Muscarà. Dopo oltre un anno e mezzo dal sequestro dei rifiuti al porto di Sousse c’è stata anche in Italia una maggiore attenzione sul caso. Soprattutto dopo la visita del ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio a Tunisi, durante la quale il governo di “casa” ha riferito che si è parlato anche dei rifiuti arrivati dalla Campania oltre che di migranti. Di Maio non ha mai confermato. Conferma che arriva dal presidente della Commissione ecomafie, Stefano Vignaroli. “Sul traffico di rifiuti Italia Tunisia, la commissione ecomafie ha da tempo avviato il suo lavoro d’inchiesta sui 282 container di rifiuti partiti dalla Campania e inviati in Tunisia. Un caso internazionale, complesso, di cui anche il ministro degli Esteri Luigi di Maio si è interessato nel suo ultimo viaggio proprio in Tunisia”, ha sottolineato Vignaroli. “La commissione ha svolto un lungo lavoro preparatorio, e ha dato avvio alle audizioni. Le prime audizioni sono state svolte con le procure interessate, ovvero Potenza e Salerno, che stanno portando avanti le indagini. Abbiamo fissato un calendario serrato di audizioni, per andare fino in fondo e comprendere la dinamica e le responsabilità di quanto accaduto. Il nostro lavoro si svolge in sinergia e con l’ausilio della magistratura che deve individuare tutte le responsabilità penali, ove ve ne siano.

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