Shoah, Foibe e le vittime della violenza degli uomini

Non c’è differenza nella tragedia delle tante vittime causate dalla violenza degli uomini: è lo spunto per le riflessioni del giornalista e storico Geppino D’Amico, che ci ricorda quanto sia importante non dimenticare né gli orrori della Shoah né quelli delle Foibe, affinché non possano ripetersi.

TESTO DI GEPPINO D’AMICO

“Da quella volta non l’ho rivista più // Cosa sarà della mia città

Ho visto il mondo e mi domando se // Sarei lo stesso se fossi ancora là

Non so perché stasera penso a te // Strada fiorita della gioventù”.

“1947” è il titolo della canzone che Sergio Endrigo dedicò alla sua città natale, Pola, che proprio in quell’anno, il 10 febbraio, a seguito dei trattati firmati a Parigi dopo la fine della seconda guerra mondiale, fu ceduta alla Jugoslavia di Tito insieme a Zara, Fiume, ai territori dell’Istria, del Quarnaro e, in parte, della Venezia Giulia, territori italiani per storia e cultura secolari. Nasce così la storia delle “Foibe”: un dramma per circa 350.000 italiani costretti a lasciare le proprie case dalla sera alla mattina; una tragedia per 15.000 persone di ogni età (in maggior parte Italiani ma anche Croati e Sloveni) legate a gruppi e scaraventate vive o morte in quelle gole chiamate foibe. I più fortunati (sic!) vennero deportati in Jugoslavia. L’epurazione, disposta da Tito, fu attuata quando la seconda guerra mondiale era ormai finita. I servizi segreti jugoslavi iniziarono ad arrestare in massa i cittadini italiani, non solo fascisti ma anche civili, militari e membri delle forze dell’ordine italiane. Tra gli esodati figura lo stesso Sergio Endrigo che nel 1947 aveva solo 12 anni.

Nella storia delle Foibe si inserisce la vicenda di Giuseppe Morello, originario di Teggiano, giovanissimo appuntato di polizia in servizio a Monfalcone. Morello è una di quelle vittime dimenticate per oltre 60 anni. L’ufficialità della sua scomparsa si è avuta solo nel 2006 quando la Repubblica di Slovenia inviò al Governo italiano una lista contenente le generalità di 1008 infoibati, tra i quali risultò esserci anche il suo nome. La Presidenza della Repubblica gli ha conferito la medaglia d’oro alla Memoria; il comune di Teggiano lo ha ricordato il 10 febbraio del 2020 intitolandogli la piazzetta antistante il Convento della SS. Pietà. Per anni alle foibe non è stato attribuito il dovuto rilievo; sono state collocate nell’oblio perché in passato rischiavano di incrinare i rapporti di vicinato con la Jugoslavia di Tito, in epoca più recente perché generano imbarazzo politico. Non sono mancati tentativi di negazionismo. La storia, però, non si cancella e le esperienze dolorose sofferte dalle popolazioni di queste terre non si dimenticano. Per commemorare le vittime dei massacri delle foibe, nel 2004 è stato istituito con apposita legge nazionale il “Giorno del Ricordo” da celebrare ogni anno il 10 febbraio.

Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “le Foibe furono una sciagura nazionale alla quale non fu attribuito, per superficialità o calcolo, il giusto rilievo. Per troppo tempo le sofferenze patite dagli Italiani Giuliano-Dalmati con la tragedia delle foibe e dell’esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia”. È questo in sintesi il suo pensiero più volte espresso. Il suo impegno non va sottaciuto. Non dimentichiamo l’incontro del 13 luglio del 2020 del nostro presidente con il presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, mano nella mano presso la Foiba di Basovizza e poi presso il monumento ai Caduti Sloveni. Un incontro di riconciliazione.

Nonostante esista e ancora resista una sacca di negazionismo, fortunatamente sempre più ridotta, è opinione diffusa che il “Giorno del Ricordo” non sia nato in opposizione alla “Giornata della Memoria” che si celebra il 27 gennaio: la Shoah indica l’unicità di una tragedia senza paragoni; le Foibe sono un abisso, la voragine dell’inebetimento umano.

Sarebbe bello se si potesse arrivare ad un’unica giornata celebrativa in memoria delle vittime della Shoah e delle Foibe. Per ora è un sogno. Ma a volte i sogni si avverano. La speranza è che questo sogno possa avverarsi in tempi brevi. Sarebbe il modo migliore per tramandare alle giovani generazioni il ricordo di due pagine drammatiche della nostra storia.

GEPPINO D’AMICO

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Una risposta

  1. fusco antonio ha detto:

    ………belle parole, ma basta fare un viaggetto turistico per bagnarsi nelle acque croate o serbe per provare , ancora oggi, l’ostilità e l’odio latente di quella gente per noi italiani. Basta aver letto qualche libro per sapere e capire perchè. I fascisti nostrani violentarono e torturarono quelle popolazioni e che anche i veneziani nei secoli precedenti non furono teneri sulle popolazioni sottomesse .. Questo non giustifica nulla, serve solo a chiarire che i padroni del mondo allorquando si siedono ad un tavolo per spartirsi sulle carte geografiche terre e nazioni dovrebbero ricordarsi che in quelle terre esiste povera gente che fatica e soffre e nulla ha a che spartire con i loro giochi di potere e di guerra. Diventeremo mai maggiorenni e intelligenti per capire da chi siamo stati e siamo governati e ricacciarli tutti nelle fogne ?

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