Il Punto nascita di Polla a rischio. Pronte le proteste. Ecco perché non bisogna chiuderlo

Il punto nascita di Polla è nuovamente a rischio. Un problema che da circa dieci anni attanaglia l’ospedale di Polla. Il “Luigi Curto”, nel corso degli ultimi tempi, è stato soprattutto svuotato, più che rinforzato, nonostante i tanti proclami.  Ritornando al punto nascita di Polla: non vengono raggiunti i 500 parti annui che – stando alla legge – garantirebbero un perfetto efficientamento del reparto per una migliore manualità del personale sanitario che interviene. Nel 2021 sono stati 354 i nuovi nati nel nosocomio valdianese, mentre a Sapri 261 e a  Vallo della Lucania 282.  Per salvare il servizio si sta di nuovo mobilitando il movimento “Io ci sono nato”, uno slogan nato da un’associazione di Polla e fatto proprio dal territorio in diverse manifestazioni di proteste.

Sono diversi gli aspetti che dovrebbero – se ci fosse un po’ di lucida analisi e non una mero calcolo matematico (non solo sui nati ma anche sul bacino di voti di un territorio) – non far neanche venire in mente di chiudere il punto nascita di Polla. Il trend dei nuovi nati a Polla è in crescita. La particole posizione geografica di Polla e le eventuali difficoltà per raggiungere altri centri, l’ampia area che va a coprire e non solo quindi il Vallo di Diano, i diversi interventi salvavita nell’ultimo anno per bebè e mamme, l’importante anche psicologica di non depauperare ancora di più un territorio orfano di una grande parte di servizi. Ovviamente occorrono interventi di rinforzo sia numerico (più personale), sia “caratteriale”. Ovvero comprendere perché ancora molti genitori del Vallo di Diano decidono di rivolgersi ad altre strutture. Su questo occorrerà lavorare. Ma occorrerà lavorare soprattutto dal punto di vista politico e se gli amministratori locali facessero squadra, invece di litigare per l’orticello (in questo periodo la lite è sul piano dell’emergenza e del 118), forse qualche possibilità di salvarlo ci sarebbe.

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