Omicidio Vassallo. Un piano per depistare le indagini sulla morte del sindaco pescatore

Si fanno sempre più intrecciate le trame dell’attività investigativa che in questi giorni sta portando alla luce le controverse circostanze che hanno avvolto la morte del sindaco Angelo Vassallo. Dopo le ultime rivelazioni che hanno portato gli inquirenti ad iscrivere 9 persone nel registro degli indagati per la morte del Sindaco Pescatore, prende sempre più piede l’ipotesi del coinvolgimento di alcuni esponenti delle forze dell’ordine e dei loro rapporti con la criminalità organizzata. Come si apprende da Ansa.it, infatti, appena due minuti dopo la morte di Vassallo, il colonnello Cagnazzo avrebbe ricevuto una telefonata dal carabiniere Molaro, all’epoca suo braccio destro. Da lì sarebbe partito il piano per sviare le indagini che avrebbe visto coinvolti, in maniera diretta, questi ed altri appartenenti alle forze dell’ordine. La DDA di Salerno parla di “dati inquietanti” riconducibili ad un piano di depistaggio preordinato e che hanno indotto gli investigatori ad indagare i militari per omicidio. Ciò che avrebbe maggiormente insospettito gli inquirenti sarebbe un inspiegabile attivismo del colonnello e dei suoi sottoposti nelle immediatezze della morte del sindaco, nonostante l’attività compiuta non rientrasse nella sfera di sua competenza. Sarebbero stati ascoltati testimoni, requisite registrazioni delle telecamere di videosorveglianza presenti in loco e si sarebbe fatto in modo di dirigere i sospetti verso uno spacciatore che nulla avrebbe avuto a che fare con l’omicidio. Come scrive Ansa.it: “Il tenente colonnello Cagnazzo, emerge dall’inchiesta, era un “grande amico” dei fratelli Palladino, imprenditori di Acciaroli e ritenuti parte attiva nel traffico di droga la cui scoperta da parte del ‘sindaco pescatore’ gli sarebbe costata la vita. Cagnazzo, si legge negli atti dell’inchiesta, “aveva indirizzato in varie occasioni presso la struttura alberghiera ‘Tre palme’ dei Palladino le famiglie di collaboratori di giustizia appartenenti a clan camorristici del napoletano”. Inoltre, avrebbe agevolato un progetto imprenditoriale dei tre, riguardante la gestione di alcune pompe di benzina, consigliando loro di coinvolgere anche il suo fidato carabiniere Cioffi.”. Tutto ciò sarebbe stato condotto in perfetta coincidenza temporale con l’agguato al sindaco e con una aggressione intimidatoria che i militari avrebbero perpetrato ai danni di una persona che aveva frequentato assiduamente il Vassallo e che aveva riferito a più persone delle scoperte sui traffici di stupefacenti nel porto cilentano. Tutte queste circostanze hanno portato la Dda di Salerno a ritenere, sul piano indiziario, possibile e plausibile che il piano di depistaggio potesse essere stato preordinato e funzionale a nascondere eventuali responsabilità nella morte del Sindaco pescatore.

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. fusco antonio ha detto:

    ….buon ultima arrivò la giustizia per un uomo probo e perbene. Ma purtroppo è una regola di questo sgangherato e gli omicidi di falcone, borsellino e dei tanti eroi antimafia e anti politica corrotta in attentati ed omicidi. Ma al peggio non c’è mai fine recita un detto delle nostre parti e ce ne accorgeremo alle prossime elezioni, con la nipotina del duce, con salvini, col pedofilo berlusca e tutta la feccia al loro seguito che si insedierà a montecitorio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *