L’Ufficio scolastico regionale dimezza il sostegno a un bimbo di Sala Consilina. Il Tar ribalta la decisione

È stato necessario l’intervento del Tar affinché un bambino, di 8 anni, che frequenta la scuola prima potesse avere 22 ore di docenza di sostegno quando invece l’Amministrazione scolastica ne aveva dimezzato l’orario. Succede a Sala Consilina, i genitori hanno presentato ricorso avverso questa decisione al Tribunale Amministrativo che ha accolto le loro richieste. I genitori difesi dallo studio legale degli avvocati Elena Gallo e Rosalba Marmo hanno potuto, solo grazie all’intervento del Tar, far valere i diritti del loro figlio in una situazione kafkiana dove nessuno sembrava avesse potere di interventi.  Il ricorso riguardava l’ingiustificato – secondo i genitori e anche secondo il Tar – il dimezzamento, rispetto allo scorso anno, delle ore di sostegno assegnate al proprio figlio (11 invece di 22). La dirigenza scolastica salese aveva fatto sapere che non dipendeva dall’Istituto ma da disposizioni dell’Ufficio scolastico regionale che aveva assegnato minori ore di sostegno ai bambini non affetti da disabilità grave (come nel caso in questione) rispetto alle ore assegnate ai bambini con difficoltà grave. Queste insomma erano le “disposizioni” ricevute in virtù di una non meglio definita “prassi” applicata in questo anno scolastico. Da una verifica del Piano educativo individualizzato veniva verificato che le ore di sostegno proposte, viste evidentemente le difficoltà e quindi necessità, del bambino erano 22, e che non vi erano stati miglioramenti tali da giustificare una minore necessità di assistenza del bambino, purtroppo. Gli avvocati hanno consigliato di presentare ricorso al Tar avendo ravvisato tutte le motivazioni a sostegno di un ricorso. Questo veniva discusso dalla amministrativista Rosita Brigante con la quale lo studio collabora in questa materia, vista la sua specializzazione nel settore. Il ricorso è stato accolto e ora l’amministrazione scolastica dovrà dar seguito a quanto stabilito.

“Resta l’amaro in bocca – fanno sapere i legali Gallo e Marmo  -, aldilà della soddisfazione professionale,  per quella che è la realtà: è stato necessario rivolgersi a dei legali, proporre ricorso al Tar, per vedersi riconosciuto un sacrosanto diritto. Nessun genitore vorrebbe un proprio figlio avesse necessità di sostegno e aiuto e a nessun genitore dovrebbe essere richiesto di lottare per queste ragioni ogni giorno costantemente per tutto, contro tutto e tutti. Ora ci si augura solo che venga dato seguito quanto prima a quanto deciso dal tar e che al bambino in questione vengano garantite le ore di sostegno come purtroppo necessarie”.

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